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Un anno senza Vittorio Arrigoni – Lettera ad un ricordo.

Un anno senza te! Stay Human!

Unadikum ashuddu ‘ala eyadikum wa ebussu’l’arda tahte ni‘alikum wa equlu efdikum (Vi chiamo tutti, vi stringo le mani, bacio la terra sotto i vostri piedi e dico: offro la mia vita per la vostra) ed è stato così. La cantavi spesso e alla fine hai offerto la tua vita per la loro causa, diventata anche la tua ormai. È passato un anno, un anno da quando qualcuno ha deciso che tu lì non dovevi rimanere, eri ingombrante, un personaggio scomodo, un eroe coraggioso in grado di dar voce a chi si è visto negare ogni diritto.

No, non ti conoscevo di persona ma ti seguivo “da vicino” e mentre scrivo le mani stremano, i ricordi mi portano indietro, indietro a un anno fa quando accendendo la TV ascoltai la notizia: corsi davanti al computer incredula, sconvolta, convinta di un errore, ma tu non avevi s

critto nulla, quel giorno non avevi potuto condividere quello che avevi visto, vissuto, sentito o saputo perché qualcuno ti aveva preso. Quella stessa sera a Napoli, la città da cui ti scrivo, ci fu una marcia per te, in tanti eravamo in apprensione per le sorti di un amico. Le speranze svanirono il mattino successivo. Ricordo, come se fosse ieri, che al mio risveglio, speravo in un tuo rilascio ma un “mi dispiace è arrivata la notizia:
danno la colpa ai salafiti” uccise ogni speranza.

Non poteva essere vero, a un anno di distanza ti dico: non è vero! Sei vivo!

Vivi in tutti coloro i quali credevano e credono in te, in tutti coloro i quali sanno cosa facevi. Eri dalla parte dei più deboli, delle vittime innocenti di un conflitto che ancora oggi non ha fine. Come dicevi spesso: la prima a morire in guerra è la verità e chissà quante verità nascoste ci sono. È un anno che non ci scrivi più da Gaza, il tuo libro sta diventando un reading-movie, il tuo motto, Restiamo Umani, aleggia ovunque. Eri un attivista, pacifista, volontario, profondo conoscitore della questione palestinese. Eri voce libera, testimone di quella realtà scomoda che i gazawi quotidianamente vivevano e vivono.

Ciao Vik, restiamo umani!

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