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Teatro

“Le cinque rose di Jennifer”: Ruccello sbarca in Polonia al Teatr im. Wilama Horzycy di Torun

Le cinque rose di JenniferLa prima volta che andai a vedere, durante la scorsa stagione teatrale, Le cinque rose di Jennifer di Annibale Ruccello al Teatr im. Wilama Horzycy di Torun, nella versione polacca Pięć róż dla Jennifer, rimasi positivamente colpito ed è stato un grande piacere poterlo rivedere in cartellone anche questo settembre.
Ammetto qualche timore iniziale, dovuto alla presenza di una lingua ostica e così differente dalle nostre (italiano e napoletano) come il polacco, che mi dava una certa preoccupazione nel poter gustare lo spettacolo e soprattutto mi intimoriva che il capolavoro di Ruccello, sicuramente tra i più grandi drammaturghi europei della seconda metà del XX secolo, non potesse essere colto nelle sue varie sfaccettature di tragedia grottesca con punte di drammatica comicità dal pubblico locale. Tutti questi timori sono stati confutati da una messa in scena efficace, raccolta, ben congegnata per struttura e luci dalla regista Maria Spiss, che utilizza, in modo davvero ruccelliano, un gran bagaglio di elementi pop decadenti, prima fra tutti, come giusto che sia, la musica leggera italiana (Patty Pravo come nel testo originale) e crea un’atmosfera inquieta e claustrofobica. Ad aiutare il tutto anche la stessa sede teatrale, non la sala principale del Teatr im. Wilama Horzycy, ma un luogo da vero spettacolo sperimentale e d’avanguardia destinato a una trentina di persone o poco più, senza palco né sipario.
Un plauso meritano sicuramente gli attori tutti: Małgorzata Abramowicz, Anna Romanowicz-Kozanecka, Jarosław Felczykowski e, soprattutto, il protagonista Paweł Tchórzelski.
Nella parte di Jennifer, Tchórzelski è efficace nel non cadere nello stereotipo, nel ritrarre una figura di travestito malinconica, tormentata e fragile, nonostante il fisico possente. Così come egregia è la prova di Jarosław Felczykowski, con cui nascono mirabili duetti attoriali.
Fa soprattutto piacere vedere il gradimento del pubblico, che ride negli stessi punti dove ride il pubblico italiano e che piange dove Ruccello voleva che si piangesse, cogliendo in tal modo, perfettamente, lo spirito di questa meravigliosa e allucinata tragedia.

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