EffettoNapoli - Logo Esteso
Newsletter

Cultura

Due incontri con tre grandi artisti per riscoprire la tradizione napoletana

palazzo-giussoDue incontri con tre grandi artisti per sottolineare come la tradizione letteraria, artistica e culturale napoletana non sia morta, ma anzi si riscopra e si reinventa sempre. Questo il nucleo dei due seminari a L’Orientale, nell’ambito dell’insegnamento di letteratura italiana tenuto da Armando Rotondi: il primo dal titolo “La poliedricità dello scrivere e ri-scrivere (teatro, poesia, narrativa)”, dedicato alla grande tradizione letteraria drammatica, con ospite Arnolfo Petri lo scorso 4 maggio; quindi un incontro sulla tradizione letteraria e musicale con “Reinventare la tradizione napoletana da Basile a La Gatta Cenerentola e oltre” con Giovanni Mauriello e Carlo Faiello il 14 maggio. Due incontri che guardano alla letteratura italiana, e nello specifico napoletana, mettendola in relazione anche con altre forme d’arte.

Nel primo dei due seminari, Arnolfo Petri si sofferma innanzitutto su alcuni punti essenziali per comprendere la tradizione napoletana e il suo superamento, ovvero il rapporto con i Maestri, tra cui Eduardo e Viviani, ma anche altri, come Giuseppe Patroni Griffi. È importante conoscere i propri Maestri, anche se spesso non si amano e si ha con loro un rapporto conflittuale perché attraverso la loro conoscenza si può procedere a un superamento e passare da un “ri-scrivere” a uno “scrivere”, proprio dei grandi autori originali. E della sua scrittura, intensa e forte, strutturata linguisticamente (un napoletano sporco, ragionato, di grande impatto), parla Petri contestualizzando anche Napoli nelle sue varie sfaccettature (compresa la sua oscura Napoli originale e post-eduardiana) in un contesto europeo che va da Brecht sino a Fassbinder passando per Genet. Il tutto accompagnato da esempi di scrittura dagli ultimi lavori di Petri come autore, cui il drammaturgo e attore ha prestato, durante il seminario, la sua profonda e suggestiva voce. Ne è venuta fuori una importante testimonianza su come agisce il vero drammaturgo.

Di tradizione e reinvenzione della tradizione si è parlato anche nel secondo incontro. Esponenti della Nuova Compagnia di Canto Popolare, ma non solo, Giovanni Mauriello e Carlo Faiello hanno preso le mosse dal Basile reinventato da Roberto De Simone con La Gatta Cenerentola (di cui Mauriello è stato grande interprete) per iniziare un discorso articolato tra letteratura e musica. Il Cortese della Vaiasseide e il Perrucci della Cantata dei pastori, insieme a Basile, si accompagnano a esempi di musica e testi di tradizione orale, contadina e urbana, di villanelle, tammurriate e tarantelle, ad altri brani di compositori come Leonardo Vinci (’700), mostrando l’evoluzione della tradizione letteraria e artistica napoletana, sino ai giorni nostri con il lavoro della Nuova Compagnia e di Mauriello e Faiello anche come artisti solisti. Mauriello ha prestato la sua potente voce intonando canti popolari con rara efficacia e Faiello, con chitarra e voce, ha mostrato con maestria la differenza tra brani tradizionali di origine orale ed altri suoi di carattere autoriale.

In entrambi gli incontri ben evidente è l’idea di Napoli come un caleidoscopio di istanze culturali, in cui la tradizione è viva, pulsa nel cuore degli abitanti e dei suoi grandi artisti, elemento identitario fondamentale, sia nel caso si tratti di un superamento (come nel caso della drammaturgia di Petri) o di una riscoperta (come per Mauriello e Faiello, e lo stesso De Simone) di questa nostra tradizione.

 [Photo: unior.it]

●●●

Condividi:
Ricevi aggiornamenti
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedback
Visualizza tutti i commenti

Newsletter

Resta aggiornato ogni settimana sui nostri ultimi articoli e sulle notizie più interessanti dal nostro blog.
Privacy Policy

Google reCaptcha: chiave del sito non valida.