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La Sapienza ricorda Eduardo De Filippo
22 maggio, 2014   |  

di Paolo Matteis

Eduardo De Filippo

Non basterebbero tutte le parole del mondo per descrivere la forte personalità di Eduardo de Filippo. Ma recentemente mi è capitato di leggere un bellissimo aforisma di un filosofo greco, Metrodoro di Chio, nella quale ho visto ritratta l’immagine del grande attore-drammaturgo: “Ricordati che sei nato mortale di Natura e che hai avuto un tempo limitato: ma con i tuoi discorsi e i tuoi ragionamenti sulla Natura e sulla vita sei entrato a far parte di quella sfera dell’infinità e dell’eternità e hai contemplato le cose che sono, che furono, che saranno”.

Queste parole calzerebbero bene per descrivere dopo trent’anni dalla scomparsa il grande Eduardo. In occasione del suo anniversario la Sapienza di Roma ha voluto omaggiarlo con una serie di appuntamenti iniziando dal suo ultimo dono La Tempesta, opera shakespeariana, tradotta in un dialetto napoletano del Seicento. Il percorso riprenderà a ottobre, affrontando diverse tematiche: il rapporto con la tradizione e con l’avanguardia, l’impegno civile, la relazione con i media e le nuove tecnologie, la fortuna all’estero.

Uno tra gli ultimi, se non proprio l’ultimo, dei drammi di Shakespeare, The Tempest fu rappresentato la prima volta forse nel 1611 e pubblicato nel primo in Folio nel 1623. La vicenda, come si ricorderà, si svolge su un’isola deserta dove Prospero, duca di Milano in esilio, vive assieme alla figlia Miranda di dodici anni. Grazie alle sue arti magiche egli ha sottomesso Ariel, spirito dell’aria, e Calibano, figlio mostruoso della morta strega Sicorace. Con un incantesimo Prospero provoca una Tempesta la quale causa il naufragio di sue ex conoscenze: da Milano provengono il fratello Antonio, che dodici anni prima ha usurpato il suo trono mandandolo in esilio, e Gonzalo, suo fedele consigliere; da Napoli invece provengono il re Alonso con il figlio Ferdinando, e il perfido Sebastiano. Il dramma racconta le peripezie di questi personaggi durante la loro permanenza sull’isola, tutto architettato da Ariel, restituisce l’isola a Calibano, e spezza la sua bacchetta magica, in un’atmosfera di riconciliazione e perdono universale.

Fu in parte proprio questo elemento a stimolare Eduardo a tradurre questa, e non altra, opera shakespeariana, poiché come dice lui stesso nella Nota aggiunta alla traduzione : la benevolenza, la tolleranza pervade tutta la storia…Prospero non cerca la vendetta, bensì il pentimento del fratello e del re di Napoli e di Sebastiano: quale insegnamento più attuale di un artista all’uomo d’oggi?

Accanto a questa motivazione di tipo etico-pedagogico, ce ne sono altre di diversa natura, la prima delle quali di carattere puramente sentimentale. Con la sua magia, i trucchi di scena, le creature soprannaturali che colorano questa commedia, La Tempesta in qualche modo gli ricordava gli inizi della sua carriera nella compagnia di Scarpetta, nel periodo in cui quest’ultimo aveva pensato di ridare lustro al genere delle Feérie seicentesca. Ma gli faceva intravedere anche la possibilità di collegarsi alla tradizione della Commedia dell’Arte. Questo filo rosso che unisce i due autori, offriva ad Eduardo, inoltre, la possibilità di usare il napoletano del Seicento, da lui tanto amato, perché “così latino, con le sue parole piane, non tronche, così musicale e duttile”. Ovviamente si trattava di una trascrizione moderna dell’antica lingua, perché sarebbe stato innaturale cercare un’aderenza completa a una lingua non nota da secoli.

Nella Tempesta di Eduardo non poteva che mancare la presenza di Napoli come città di ambientazione della messa in scena, molto distante, e non solo geograficamente. Ma Eduardo sa pensare oltre le distanze, e nella lingua napoletana trova lo strumento che dà profondità e spessore a quei personaggi e a quelle battute che nella versione originale sono a volte piatte. Tutto prende vita attraverso l’uso di espressione tipiche del parlare napoletano. Possiamo dire che anche Eduardo, come Jan Kott ha definito Shakespeare, è nostro contemporaneo.

 

“LA TEMPESTA” NEL TEATRO DI EDUARDO

mercoledì 28 maggio 2014, ore 18.00

aula Magna – edificio del Rettorato

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