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“Musa. Storia di un’ispirazione” di Alessandro Palladino chiude “TEATROallaDERIVA”
3 agosto, 2016   |  

IMG-20160801-WA0003Si è chiusa in bellezza, domenica 31 luglio, l’edizione di quest’anno di “TEATROallaDERIVA” presso le Stufe di Nerone, rassegna ideata da Ernesto Colutta e diretta da Giovanni Meola, con la collaborazione di Napoleone Zavatto (organizzazione), Gabriella Galbiati (comunicazione) e Irene Petagna (grafica).

L’ultimo spettacolo in programma Musa. Storia di un’ispirazione, liberamente tratto da Il libertino di Eric-Emmanuel Schmitt, è in realtà un lavoro autonomo pensato, scritto e diretto da Alessandro Palladino, per Te.Co. – Teatro di Contrabbando, con molti punti a suo favore.

Il viaggio nella mente affollata, dubbiosa, libertina e sola di Denis Diderot viene affrontata da Palladino in maniera molto interessante, costruendo, in realtà, tutto il suo egregio lavoro attorno a quella che è sostanzialmente una speculazione filosofica abbastanza fine a se stessa (il problema della morale) e che non porta a una vera conclusione. E lo fa con una regia gustosa, frenetica, con movimenti tortuosi e sinuosi di una scenografia mobile e libertina, dal sapore bohémienne e con momenti di pochade, movimenti attuati dallo stesso Palladino, anche interprete nei panni di Diderot, e delle tre attrici Chiara Vitiello, Francesca Romana Bergamo e Simona Pipolo, tutte e tre, come anche Palladino, brave, divertenti, in parte. La sinergia e l’alchimia tra gli attori è perfetta e le battute si intercalano senza sosta a ragionamenti filosofici.

Ciò che ne scaturisce è un Denis  Diderot che sembra uscito fuori dal Nine di Bob Fosse (piuttosto che dall’felliniano che pure è la base per Fosse): un pensatore con il “blocco del filosofo” che affronta le sue manie, le sue paure, la sua solitudine e i suoi cortocircuiti mentali attraverso il confronto-scontro con le tre donne della sua vita, donne simboliche e cerebrali che seducano e manipolano il protagonista.

Uno spettacolo riuscito, quindi con qualche piccola sbavatura: al notebook sarebbe stato preferibile una bella carta e penna; forse sarebbe stato meglio evitare una mezza nudità e addirittura più confacente tentare il tutto e per tutto, considerando il nudo nella sua normalità. Si tratta comunque di inezie, nella totalità della performance.

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Armando Rotondi

Autore : Armando Rotondi

È docente di Letteratura Italiana a L'Orientale di Napoli e Full-Time Lecturer in Performance Theory, History and Criticism e in Story-Telling a Barcellona. Precedentemente è stato Adjunct Prof. presso la Nicolaus Copernicus University di Torun (Polonia) e ricercatore in visita a Bucarest e ha insegnato Discipline dello Spettacolo e dei Grandi Eventi al Corso di Laurea in Scienze del Turismo dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Dopo essersi laureato in teatro e cinema presso la “Federico II” e “La Sapienza” di Roma, ha conseguito il Dottorato di Ricerca all’University of Strathclyde di Glasgow. È stato traduttore per il Tron Theatre di Glagow. Iscritto come giornalista al Chartered Insitute of Journalist (UK), ha pubblicato quattro monografie, un volume in curatela e circa cento tra articoli scientifici, schede di catalogo e voci di dizionario/enciclopedia. È stato inoltre relatore in più di venti convegni internazionali in Italia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Polonia, Romania, Turchia, Irlanda e Repubblica Ceca.

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