Portale di approfondimento cittadino    |
La Venezia scura di Scaparro, Micol e Viviani al Napoli Teatro Festival
11 giugno, 2015   |  

LA-BOTTEGA-DEL-CAFFE1

Dire che La bottega del caffè di Goldoni sia un capolavoro della letteratura drammatica e del teatro europeo è cosa scontata, ma questo era il pensiero costante che avevo mentre vedevo la bella versione diretta da Maurizio Scaparro, in scena il 9 giugno al Teatro Mercadante nell’ambito del Napoli Teatro Festival.

Un testo sconvolgente, che mostra i due volti di una società (quella veneziana) frivola e cattiva, ricca e decadente allo stesso tempo. Si tratta di un’opera la cui grandezza, ho sempre pensato, sta non solo nei giochi comici, nelle maldicenze (e nel dire troppo), ma nei personaggi, nel fatto che sino alla fine è difficile identificare un protagonista vero tra il personaggi. Don Marzio? Ridolfo? Non a casa è commedia di ambiente.

Protagonista vero e non tanto la bottega, quanto il campiello, la piazza su cui la bottega si apre. Scaparro disegna bene questo elemento, con una scenografia realistica e scura di Lorenzo Cutùli e le luci Maurizio Fabretti, con i personaggi che ad un certo punto, con l’evolversi della vicenda, si affacciano dalle finestre sulla piazza e danno ancor più senso a chi è il vero protagonista.

La Venezia di Scaparro è scura (il testo inizia di prima mattina) e mai veramente si illumina. Come il gioco di oscurità e luce è rappresentato da Don Marzio, vestito di nero, e il caffettiere Ridolfo, interpretati egregiamente da Pino Micol e Vittorio Viviani, contraltare l’uno dell’altro: ciarliero e maldicente il primo (anche se nella seconda parte dello spettacolo cambieremo opinione); positivo e mediatore l’altro.

Pino Micol è il vero mattatore, in gran forma e perfettamente in parte. La sua bellissima voce e i suoi modi, tic disegnano un Don Marzio finta macchietta, ma in realtà ben più profondo. Vittorio Viviani dà vita a un Ridolfo suadente e giustamente e volutamente retorico nei modi e nel dire. Applausi per loro più che meritato, così come per il resto della compagnia.

[Photohttp://www.napoliteatrofestival.it/]

Print Friendly
Armando Rotondi

Autore : Armando Rotondi

È docente di Letteratura Italiana a L'Orientale di Napoli e Full-Time Lecturer in Performance Theory, History and Criticism e in Story-Telling a Barcellona. Precedentemente è stato Adjunct Prof. presso la Nicolaus Copernicus University di Torun (Polonia) e ricercatore in visita a Bucarest e ha insegnato Discipline dello Spettacolo e dei Grandi Eventi al Corso di Laurea in Scienze del Turismo dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Dopo essersi laureato in teatro e cinema presso la “Federico II” e “La Sapienza” di Roma, ha conseguito il Dottorato di Ricerca all’University of Strathclyde di Glasgow. È stato traduttore per il Tron Theatre di Glagow. Iscritto come giornalista al Chartered Insitute of Journalist (UK), ha pubblicato quattro monografie, un volume in curatela e circa cento tra articoli scientifici, schede di catalogo e voci di dizionario/enciclopedia. È stato inoltre relatore in più di venti convegni internazionali in Italia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Polonia, Romania, Turchia, Irlanda e Repubblica Ceca.

Tutti gli Articoli