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Il giorno della laurea: uno sguardo sulle prove
24 aprile, 2016   |  

GIOVANNI-MEOLA_1Seguire le prove di uno spettacolo, anche se non nella sua completezza, è sempre di grande interesse, per una serie diversa di ragioni: 1. per comprendere la genesi e l’evoluzione dello spettacolo dalla fase di  lettura sino al montaggio e alla prova generale; 2. comprendere il metodo di lavoro di un determinato regista, in rapporto al testo e agli attori.

Così è stato nell’assistere ad alcune giornate di lavoro di Giovanni Meola (foto), durante la lavorazione de Il giorno della laurea, in scena al Mercadante dal 26 aprile, con Cristiana Dell’Anna ed Enrico Ottaviano.

Meola ha un metodo di  lavoro molto specifico, fatto di  blocchi di prove, interrotti da giorni di pausa che in realtà sono necessari agli attori per elaborare,  metabolizzare e fissare quanto “scoperto” durante le  prove. Ho trovato particolarmente interessante la metodologia di Meola, nello specifico  durante la prima fase di prove, svoltasi presso il Teatro San Ferdinando (in una sala studio posta sul tetto con una straordinaria vista su Napoli).

Il regista-autore lavora, in questa prima fase, con gli attori sul testo, ma allo stesso tempo, sin quasi da subito, intraprende con essi esercizi in piedi per creare e ricercare le interazioni e le relazioni adatte tra i personaggi e che risultano necessarie per la successiva fase di recitazione del testo imparato a memoria.

Si tratta di giochi di interazioni tra gli attori e i personaggi, quindi, con consegne specifiche che,  nel caso de Il giorno della laurea, riguardano le varie fasi del rapporto amoroso della coppia: i primi tempi caratterizzati da corteggiamento e felicità; l’arrivo del figlio e il passaggio dall’essere in due ad essere in tre; la situazione attuale, quando si consuma il dramma.

Tutto questa non senza parlare con gli attori, cogliendo le loro suggestioni e alcune interpretazioni inedite del testo originale.

Credo che il metodo di Meola possa definirsi a cerchi concentrici, con l’obiettivo di raggiungere quelle sensazioni, interazioni, intenzioni che poi si devono tradurre  in movimenti  sul palco e recitazione.

La seconda fase delle prove, nel Ridotto del Mercadante, fa tesoro di tutto ciò e continua il  montaggio dello spettacolo sino alla sua definitiva costruzione. Interessante la scenografia, stilizzata, essenziale, con elementi simbolici (gli scatoloni dei libri)  che fa da contraltare alla recitazione a volte realistica, altre volutamente meccanica di Dell’Anna e Ottaviano.

[Photo: Michela Iaccarino].

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Armando Rotondi

Autore : Armando Rotondi

È docente di Letteratura Italiana a L'Orientale di Napoli e Full-Time Lecturer in Performance Theory, History and Criticism e in Story-Telling a Barcellona. Precedentemente è stato Adjunct Prof. presso la Nicolaus Copernicus University di Torun (Polonia) e ricercatore in visita a Bucarest e ha insegnato Discipline dello Spettacolo e dei Grandi Eventi al Corso di Laurea in Scienze del Turismo dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Dopo essersi laureato in teatro e cinema presso la “Federico II” e “La Sapienza” di Roma, ha conseguito il Dottorato di Ricerca all’University of Strathclyde di Glasgow. È stato traduttore per il Tron Theatre di Glagow. Iscritto come giornalista al Chartered Insitute of Journalist (UK), ha pubblicato quattro monografie, un volume in curatela e circa cento tra articoli scientifici, schede di catalogo e voci di dizionario/enciclopedia. È stato inoltre relatore in più di venti convegni internazionali in Italia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Polonia, Romania, Turchia, Irlanda e Repubblica Ceca.

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