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Sesso, Spagna e cambiamento in “Madrid 1987″ di David Trueba, oggi 24 ottobre dalle 17.00 in scena all’Istituto Cervantes di Napoli
24 ottobre, 2012   |  

“Fire of my loins”, fuoco dei miei lombi: così definirebbe certamente Ángela, guardandola sporgersi da uno sgabello cinta soltanto di un asciugamano che non ne contiene mai del tutto le giovani forme ed imperlata del sudore di una lontana estate madrilena, il compassato ed affascinante professore europeo Humbert Humbert, mitico adoratore della più celebre delle ninfette in “Lolita” di Vladimir Nabokov; e invece l’eterea studentessa in giornalismo interpretata da María Valverde, protagonista della pellicola Madrid 1987 di David Trueba, già in competizione presso la World Dramatic Competition dell’edizione del Sundance Film Festival 2012 che verrà proiettata, alla presenza del regista oggi, 24 ottobre, a partire dalle 17.00 presso l’Istituto Cervantes di Napoli, nell’ambito della rassegna Cinema Spagna, non è l’oggetto di culto del brillante personaggio nabokoviano , ma l’occasionale specchio del narciso Miguel (il monumentale José Sacristán), cronista di chiara fama e con 25 anni di carriera alle spalle. Il teatro è una sola stanza, nella rovente estate del 1987, la Spagna al lavoro da una decina d’anni per consolidare la prima vera democrazia post-franchista, con tanto di ingresso nella Nato e nel mercato europeo, mentre a Barcellona l’Eta faceva brillare i suoi ordigni al centro commerciale Hipercor, 21 morti e 45 feriti, un errore strategico, secondo un successivo comunicato dell’organizzazione per l’indipendenza basca.

Miguel ha scritto sotto Franco, e scrive, da star, la neonata democrazia: la sua è la migliore delle Spagne possibili; Ángela è la graziosa esponente di una generazione alla quale hanno fatto credere si possa studiare sui libri il mestiere di scrivere la dittatura e la transizione: ma il vecchio giornalista le insegnerà, o penserà di insegnarle, che in realtà non si scrive mai di nessun altro che di se stessi, bramando, nel contempo, possedere la sua golosa bellezza…oppure piuttosto colarle addosso quantità industriali di argute metafore sperando di “prenderla per la testa”?

La vida es un carnaval, una mascarada: vamos a bailar!” reciterà con poca convinzione il saccente Miguel alla giovane enigmatica preda, che è per di più figlia di un ufficiale franchista, quando oramai le maglie dell’incontro si saranno imprevedibilmente strette: teatro del gioco di spazi e ruoli lo studio di un pittore, amico del giornalista, dove Miguel inscenerà, suo malgrado, la propria incapacità di prendere la giovane, e sul suo corpo pretenderà invece di posare non i legittimi umori del coito ma l’olio blu del malinconico distacco picassiano; l’oggetto del desiderio, ad ogni modo, si dipinge, come fa, con diverso torrido trasporto, la rude mano del nostro primigenio Humbert con le unghiette di un piede di Lolita nella celeberrima sequenza iniziale della pellicola di Kubrick.

Il sesso arriverà, comunque? Il futuro pagherà, ad ogni modo, il suo tributo al passato? O piuttosto il contrario? Perché se è vero, come sentenzia lo straripante professore in giornalismo, che “la vita è il perfetto sabotaggio dei sogni”, è vero pure che il grazioso specchio di Narciso non scherza in quanto a capacità di deformare, e depistare, le prospettive di controllo dell’uomo. La coppia lascerà solo per caso l’angusto spazio del proprio incontro, dopo più di un’ora di racconto cinematografico interessante e sensuale, entro il quale domina il gioco dialettico, solidissimo ma capace ancora di risultare off-the-cut, del vanitoso e fragile uomo di parola interpretato da Sacristán, mentre la contraddittoria Ángela, (apparentemente?) in bilico tra assoluta disponibilità e presunzione d’innocenza riesce a disturbare con intelligenza, infine a sorprendere negli esiti drammaturgici.  Quando la coppia potrà lasciarsi sarà già mañana, domani: la giovane non avrà più bisogno di sporgere il suo bel corpo a cercare la liberazione, ma nell’unica musica del film, suonata alla chitarra e cantata da Irene Tremblay, che l’ha scritta con lo stesso David Trueba, si ascolta che “el pasado es sólo una piedra para alzarse a mirar”.

CinemaSpagna

festival del cine español

Napoli, 24-26 ottobre 2012

“Madrid 1987″ di David Trueba

mercoledì 24 ottobre ore 17.00

INSTITUTO CERVANTES di NAPOLI via Nazario Sauro, 23 Napoli – tel 081 195 63311 – www.napoles.cervantes es

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Rosa Criscitiello

Autore : Rosa Criscitiello

32 anni, afragolese. Dopo aver sostenuto i suoi esami presso l’ateneo federiciano ed essersi dedicata al teatro (laboratorio teatro Elicantropo, drammaturgia e regia), lascia l’Italia e termina gli studi laureandosi in Lingua e Cultura Italiana (Italiaanse Taal en Cultuur) all’Universiteit van Amsterdam; torna per un master in Management degli eventi e dei prodotti musicali, teatrali e cinematografici (Pomigliano Jazz Festival, Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II), al quale segue uno stage in “Stella Film”. Nel frattempo, si dedica alla progettazione culturale ed infine approda alla produzione di concerti, collaborando con Concerteria, Promomusic Italia e l’allestitore Italstage. Appassionata della propria italianità e dell’incontro tra le culture, parla benissimo l’inglese e molto meno bene il nederlandese, ed è, a tempo perso, un’insegnante di italiano a stranieri.

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