Portale di approfondimento cittadino    |
Vinicio Capossela e la Sagra degli Orti Flegrei: coraggio che paga all’Arenile.
2 ottobre, 2013   |  

P1050757

Veni Vidi Vinicio: l’Arenile sposa la Campania Felix. Probabilmente diverrà una data storica e l’inizio di una nuova era, il 28 settembre scorso, grazie alla lungimiranza dell’Arenile Reload di Bagnoli: La Sagra degli Orti Flegrei ha avuto la sua prima edizione con il cerimoniere perfetto Vinicio Capossela da Calitri, Alta Irpinia, accompagnato dalla pittoresca Banda della Posta.

Oltre all’atmosfera festaiola e complice della sagra, rappresentata con manifesta esperienza e genuinità, Vinicio e la Banda hanno trasportato davanti al mare la famosissima aria, rustica e genuina, del tipico “sposalizio” irpino, tradizione di una terra fortemente legata alla cultura contadina e comunitaria, che a differenza della popolazione costiera, forse anche per una posizione geo-antropologicamente meno soggetta alle influenze esterofile e globalizzanti, che inducono a rimembrare con fatica le nostre origini felici contraddistinte dal rapporto diretto e squisito con la madre terra.
VINICIO CAPOSSELA e LA BANDA DELLA POSTAEbbene dallo scorso weekend tutti i presenti si sono riconnessi al cordone ombelicale, grazie a tutti i suddetti protagonisti del Circo Campania Felix.

«Lo sposalizio è stato il corpo e il pane della comunità», spiega Capossela. «Il mattone fondante della comunità veniva consumato con il cibo e con la musica. E la musica che accompagnava il rito era umile, da ballo, adatta ad alleggerire le cannazze di maccheroni e a “sponzare” le camicie bianche, che finivano madide e inzuppate come i cristiani che le indossavano. Un repertorio di mazurka, polka, valzer, passo doppio, tango, tarantella, quadriglia e fox trot, che era comune nell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta e che si è codificato come una specie di classico del genere in un periodo nel quale lo “sposalizio” era la principale occasione di musica, incontro e ballo».
P1050747Ad accompagnare sul palco Vinicio Capossela, in un alternarsi di musiche tradizionali e di celebri brani del cantautore, i componenti della Banda della Posta, assistiti sul palco da Vito Tuttomusica : Giuseppe Caputo “Matalena” al violino, Franco Maffucci “Parrucca” chitarra e voce, Giuseppe Galgano “Tottacreta” alla fisarmonica, Giovanni Briuolo chitarra e mandolino, Vincenzo Briuolo mandolino e fisarmonica, Giovanni Buldo “Bubù” al basso, Antonio Daniele alla batteria, Crescenzo Martiniello “Papp’lon” all’organo, Gaetano Tavarone “Nino” alle chitarre, insieme a due dei suoi stretti collaboratori , il chitarrista Alessandro “Asso” Stefana e Taketo Gohara .

La scaletta del concerto è stato un viaggio epocale con escursioni tra i classici ballabili da sposalizio anni ’50 registrati dalla Banda nel disco Primo ballo, una selezione di brani di Capossela riarrangiati con ritmi ballabili, alcuni omaggi a cantanti da emigrazione ferroviaria come Salvatore Adamo, Rocco Granata e Adriano Celentano, brani provenienti dalla tradizione rurale locale e di Matteo Salvatore, esotismi western mariachi, per un concerto che unisce senso della frontiera e musica da ballo, i trilli di mandolini dei fratelli Briuolo e la chitarra surf di Asso Stefana, l’aia e il dancing da veglione. Capossela, vestito a festa, è a volte cerimoniere, istigatore di ballo, cantante in piedi all’asta del microfono, e soprattutto sodale garante e “caporeparto” della Banda della Posta.

P1050744

Un concerto festoso e appassionato proposto con tanto di luminarie e pedana di legno per ballare a terra. Un viaggio a ritroso nel tempo alla riscoperta (ri)scoperta di riti e paesaggi sonori tradizionali che rischiano l’oblio. La Banda della Posta è un complesso di anziani musicisti del paese di origine della famiglia di Vinicio, Calitri, Alta Irpinia, che sin dagli anni ’50 ha suonato agli sposalizi del paese un repertorio musicale energico e vitale.

Chiusura in tema, con cameo ed omaggio al leggendario Renato Carosone, coadiuvato dai talentuossisimi Posteggiatori tristi, per un sintomatico Cantanapoli Matrimoniale ed il saluto finale da illuminato, con congedo sarcastico, “Grazie e arrivederci, buonanotte a tutti: incombe la discoteca con il suo divertimento a tutti i costi”.

La classe non è acqua… ma, molto probabilmente, un ottimo vino irpino.

Print Friendly
Massimiliano Mariano

Autore : Massimiliano Mariano

Umanista, Antropologo autodidatta, Artemagnetizzato,Vinilista, Disck Jockey, Bartender, BAR-JAY MAX!M (il suo alter-ego, miscelatore di Dischi e Cocktails) aspirante Improattore e Visionario cinematografico. Hobbies: Provocatore di neuroni pigri. casalingo, scrutatore di disumani e ludolinguistica. Nato (quasi per miracolo) Stabiese, nel cosidetto centro delle corna del bue del Golfo di Napoli, (Castellammare di Stabia) sotto il segno del Toro ( precisamente alle 9 di mattina del 28 aprile 1976), dove cresce e pasce fino al 1995. Curioso cronico, viaggiatore a piedi, in treno, in auto, in aereo e bici, ma soprattutto con la mente e lo spirito. Fin dall'infanzia affascinato dall'alchimia di cose materiali ed immateriali, naturale predisposizione per le mescolanze, in adolescenza confluiscono in 2 arti che lo accompagneranno per piú di un ventennio, sia dietro i banconi di bar sia dietro ad una consolle, in giro per lo stivale prima e per il mondo poi, da un punto di vista privilegiato. Sceglie questo percorso, per confrontarsi con culture, tradizioni e linguaggi, con i fari della curiosità e dell'immedesimazione sempre accesi. Ma nonostante la predisposizione all'integrazione, mantiene volutamente l'accento e la gestualità da napoletano ed i valori della Terra d'origine, anche quando parla in inglese,tedesco e spagnolo, per evolversi, come ama autodefinirsi, " globetrotter con licenza da esportatore di NAPOLETANITÁ ". Ideatore del laboratorio multiartistico sulla Napoletanità " Anapologismi " . max.mariano@email.it

Tutti gli Articoli



Archivi