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L’emozione di ascoltare (e cantare) Tony Tammaro a Barcellona
7 marzo, 2017   |  

Tony TammaroÈ evidente l’emozione di Tony Tammaro nei primi secondi davanti al microfono della Sala Salamandra di Barcellona per il concerto estero del 4 marzo scorso, il secondo dopo quello sold-out di Londra. E in effetti emozione e commozione sono le parole chiave per descrivere la serata. Tammaro, come dice con tenerezza e grande ironia quasi a fine concerto, è fuori Italia dopo quasi 30 anni di carriera, concludendo un ulteriore di crescita artistica e personale che lo ha portato, prima di Londra e Barcellona, in un tour nazionale.

Il cantante e artista, semplicisticamente etichettato a volte come esponente del rock demenziale ma in realtà grande osservatore della realtà, si è dimostrato ancora una volta un grande performer, capace di trasformare il suo concerto in un dialogo continuo con il pubblico partecipante davvero  in platea e sul palco.

Senza entrare nello specifico della scaletta, che comunque ha visto come primo brano Patrizia, si deve necessariamente sottolineare come il concerto avesse, al di là delle risate e del divertimento, un qualcosa di commovente. Commovente è l’atmosfera creatasi durante il concerto, commovente il pubblico che avrebbe potuto cantare il repertorio di Tammaro dall’inizio alla fine (“Ragazzi, e qui rimaniamo sino alle 4″). Commovente soprattutto perché, nonostante belle presenze straniere in platea, vi è una forte idea di comunità.

Le parole scherzose “profughi tamarri” scatenano un senso forte di nostalgia, che però si trasforma in gioia vera, genuina, incondizionata nell’ascoltare e cantare i brani in programma a viva voce. Tammaro è un artista conosciuto da più generazioni sin dall’infanzia, a cui si rimane visceralmente legati. E così ha rimandato, nella serata di Barcellona, alla propria terra natia (Napoli in primo luogo) che si è abbandonata per un motivo o un altro, ma a cui torna si sempre col pensiero. Le canzoni di Tammaro hanno creato un legame fortissimo ed emozionale con qualcosa che si è perso, per ora, qualcosa di bello del passato. Un legame bello con le proprie origini e un mare di ricordi, che porta da Barcellona a Napoli.

 

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Armando Rotondi

Autore : Armando Rotondi

È docente di Letteratura Italiana a L'Orientale di Napoli e Full-Time Lecturer in Performance Theory, History and Criticism e in Story-Telling a Barcellona. Precedentemente è stato Adjunct Prof. presso la Nicolaus Copernicus University di Torun (Polonia) e ricercatore in visita a Bucarest e ha insegnato Discipline dello Spettacolo e dei Grandi Eventi al Corso di Laurea in Scienze del Turismo dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Dopo essersi laureato in teatro e cinema presso la “Federico II” e “La Sapienza” di Roma, ha conseguito il Dottorato di Ricerca all’University of Strathclyde di Glasgow. È stato traduttore per il Tron Theatre di Glagow. Iscritto come giornalista al Chartered Insitute of Journalist (UK), ha pubblicato quattro monografie, un volume in curatela e circa cento tra articoli scientifici, schede di catalogo e voci di dizionario/enciclopedia. È stato inoltre relatore in più di venti convegni internazionali in Italia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Polonia, Romania, Turchia, Irlanda e Repubblica Ceca.

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