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La “Fornacella” di Tony Tammaro: un ritorno in grande stile
6 marzo, 2014   |  

Tony TammaroTony Tammaro è un artista vero, di grande spessore. E chi lo scrive non lo fa solo perché è cresciuto da ragazzino con le sue canzoni e perché le continua a canticchiare ancora oggi. Tammaro è un artista, un cantattore, come si può bene definirlo, che sta diventando cantante puro, sebbene comico e ironico.

Già lo aveva notato Mario Luzzatto-Fegiz in un suo articolo comparso sul “Corriere della Sera” a inizio della carriera di Tammaro, lo abbiamo notato anche noi in un recente volume uscito per Kairòs dedicato alla sua produzione.
In effetti, Tammaro ha fatto proprio un genere, quello della macchietta sia recitata che cantata, e lo ha ricreato in ottica contemporanea, in quella che Pasquale Scialò chiama “macchietta post-moderna”, e ha utilizzato tipi e linguaggi contemporanei. Un pregio su tutti si denota: il fatto di essere stato e di essere osservatore attento della realtà sociale, grande e piccola, che lo circonda, ma soprattutto di essere in egual misura, cosa difficilissima, osservatore sia interno a quel mondo “tamarro” che esterno e colto. Apprezzato quindi, come diretta conseguenza, da un pubblico alto e uno più popolare.
Questo si evince anche dalla produzione di Tammaro, che passa da una macchietta, anche recitativa, più palese a brani da cantautore o cantante in cui la parte sonora è preponderante. Si reinventa e si evolve, anche nella musica, ma rimane in ogni caso fedele a se stesso, a un suo stile e a una sua poetica di osservazione socioculturale.

Nell’ultimo suo brano, Fornacella, l’evoluzione e la fedeltà sono chiari, nella musica e nel cantato (evoluzione) nelle citazioni dotte o a se stesso (fedeltà), come “Il Pelido Achillo” o “La gente crede di essere perbene, e po’ s’ fott’n ‘e carcioffole!
Anche qui una scena quotidiana, comune, una persona che cucina alcuni carciofi su una brace fuori ad un balcone, con rimostranze del vicino di casa per via del fumo. La banalità di un evento si connota, attraverso Tammaro, di elementi surreali e diventa poesia divertente e reale poiché ognuno si riconosce in ciò che egli descrive.
Tammaro ha ancora molto da dire, con ironia, perché è la società stessa che gli dà materiale e che l’artista, con grande efficacia, coglie.

[Foto: Pagina FB di Tony Tammaro]

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Armando Rotondi

Autore : Armando Rotondi

È docente di Letteratura Italiana a L'Orientale di Napoli e Full-Time Lecturer in Performance Theory, History and Criticism e in Story-Telling a Barcellona. Precedentemente è stato Adjunct Prof. presso la Nicolaus Copernicus University di Torun (Polonia) e ricercatore in visita a Bucarest e ha insegnato Discipline dello Spettacolo e dei Grandi Eventi al Corso di Laurea in Scienze del Turismo dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Dopo essersi laureato in teatro e cinema presso la “Federico II” e “La Sapienza” di Roma, ha conseguito il Dottorato di Ricerca all’University of Strathclyde di Glasgow. È stato traduttore per il Tron Theatre di Glagow. Iscritto come giornalista al Chartered Insitute of Journalist (UK), ha pubblicato quattro monografie, un volume in curatela e circa cento tra articoli scientifici, schede di catalogo e voci di dizionario/enciclopedia. È stato inoltre relatore in più di venti convegni internazionali in Italia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Polonia, Romania, Turchia, Irlanda e Repubblica Ceca.

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