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Dramedy: il secondo vertiginoso album di The Shak & Speares
4 ottobre, 2014   |  

dramedy

Diciamolo chiaramente. L’incipit del secondo album firmato da The Shak & Speares è fulminante. Appena 21 secondi in cui sentiamo una voce. È quella di Vic Godard, veterano del punk britannico, leader e fondatore dei Subway Sect, nati nel lontano 1977. I giovani musicisti campani lo hanno consociuto a conclusione del loro precedente tour, che li ha portati a Londra proprio come gruppo spalla di Godard e di un’altra leggenda punk come Paul Cook dei Sex Pistols alla batteria. Vic Godard, in quei 21 secondi, conclude “If you are The Shak & Spears, fuck you!” Fulminante, come detto, questa aperture di Dramedy, ironica unione di “Drama” e “Comedy”.

Dopo questa prima traccia, se ne susseguono altre otto di forte impatto in cui la tecnica forse ancora acerba di Gagster acquista grande sicurezza. Il loro folk-punk (o indie-punk o indie-folk o indie-folk-qualcos’altro) è un ritmo travolgente che spinge il pubblico a ballare e saltare e nessuna delle canzoni di Dramedy delude le aspettative. L’album è frenetico, veloce, vertiginoso, in cui non mancano, tuttavia, momenti più “calmi” come “Dreamland” (traccia 4) o “Courtney is dead” (traccia 6). E proprio in queste due canzoni, gli autori raggiungono le punte più alte, in particolare con “Dreamland”, quella che, secondo noi, ha più di tutte la fisionomia della hit.

Citazionisti a volte, The Shak & Speares hanno un pregio e un’intelligenza innata, quella di aver compreso, forse inconsciamente e già dal primo Gagster, e utilizzato alla grande quello che si chiamerebbe in gergo pubblicitario “jingle”, ovvero un breve motivo musicale, allegro e dalla linea melodica semplice che deve attirare l’attenzione verso un messaggio e richiamare alla memoria uno spot (in questo caso una canzone).

Ascoltando “Dreamland” e Dramedy vi sono motivi, suoni, musiche orecchiabili che entrano in testa sin da subito e non ne escono più. Ritornano anche a distanza di tempo. E questo, come detto, è un pregio innegabile.

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Armando Rotondi

Autore : Armando Rotondi

È docente di Letteratura Italiana a L'Orientale di Napoli e Full-Time Lecturer in Performance Theory, History and Criticism e in Story-Telling a Barcellona. Precedentemente è stato Adjunct Prof. presso la Nicolaus Copernicus University di Torun (Polonia) e ricercatore in visita a Bucarest e ha insegnato Discipline dello Spettacolo e dei Grandi Eventi al Corso di Laurea in Scienze del Turismo dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Dopo essersi laureato in teatro e cinema presso la “Federico II” e “La Sapienza” di Roma, ha conseguito il Dottorato di Ricerca all’University of Strathclyde di Glasgow. È stato traduttore per il Tron Theatre di Glagow. Iscritto come giornalista al Chartered Insitute of Journalist (UK), ha pubblicato quattro monografie, un volume in curatela e circa cento tra articoli scientifici, schede di catalogo e voci di dizionario/enciclopedia. È stato inoltre relatore in più di venti convegni internazionali in Italia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Polonia, Romania, Turchia, Irlanda e Repubblica Ceca.

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