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Festival di Roma, ultimi ‘lampi’ sul calare del sipario: “Il Regno delle carte” di Q
18 novembre, 2012   |  

di Fausto Vernazzani*

«We battled to reach this land to witness another life» è quanto scrisse il Premio Nobel alla Letteratura del 1913 Gurdev Rabindranath Tagore, autore del più famoso poema e dramma musicale del Bengali: Tasher Desh. Tradotto in inglese in Il regno delle carte, è la storia di un principe rinchiuso nella sua dimora, dove tra doveri e troppi diritti vive la noia a cui è obbligato dalle sue barriere fisiche e spirituali. L’oracolo lo libererà, gli darà una nuova possibilità in una nuova terra dove potrà testimoniare la nascita di un’altra vita. Diventa cinema per mano di una delle personalità più controverse dell’India contemporanea: Q, nome d’arte di Qaushiq Mukherjee, è filmmaker, scrittore, produttore e rapper.

In concorso nella sezione CinemaXXI al Festival di Roma, Il regno delle carte è una rivisitazione in chiave contemporanea del capolavoro poetico di Tagore, scrittore considerato e venerato come un dio, pratica abituale nei confronti degli artisti più amati dal popolo indiano. Lontano da ogni dettame del cinema di Bollywood, Q impone la sua visione, nuova sotto ogni punto di vista, fondendo il cinema classico al teatro kabuki, fa un uso del trucco e dei costumi ispirandosi al manga, unendo la cultura giapponese antica e moderna ai ritmi interni della sua musica, qui rappresentata da sottili ri-arrangiamenti dei brani musicali scritti originalmente da Tagore. Come un video-jockey gira prendendo da destra e sinistra tutto ciò di cui ha bisogno: il videoclip si fonde in scene circolari che s’incontrano con spiazzanti sezioni di puro cinema dalla meravigliosa fotografia di Manu Dacosse.

Se aveva già impressionato con il suo precedente musical rap, Gandu, che prende il titolo dal nome della sua stessa band, Qaushiq Mukherjee riesce nuovamente ad imporsi come una delle nuove penne imprescindibili del Cinema del nuovo secolo di cui la sezione voluta da Müller vuole farsi araldo. Sconvolge con le nuove soluzioni narrative, spiazza con delle trovate di montaggio che trasportano lo spettatore letteralmente da un quadro all’altro, luoghi colorati e rappresentati tutti con esposizioni diverse: in bianco e nero è il segmento creato da Q, l’uomo che ha una sola storia da raccontare, chiuso nella sua mente ad urlare ai treni; dominato dai verdi e dal blu sporco è il palazzo in rovina nel Bengali dove il Principe è rinchiuso; un soffio di rosso, nero e bianco per dare vita al ‘fascismo’ del popolo delle Carte.

Tasher Desh è dunque uno dei tanti film della sezione cinemaXXI a dover essere inseguito e catturato per tenersi stretti tra le braccia l’esempio d’un nuovo modo di fare Cinema, o Video, come lo stesso regista preferisce dire, convinto sostenitore della teoria secondo cui il cinema sarebbe morto. Inutile dire che così non è. Anche chi fugge e rompe le barriere non può fare a meno di tenere in mente proprio ciò da cui sta scappando, ma le idee proiettate negli occhi che guardano in avanti, non vanno dimenticate, né lasciate a se stesse. Q è uno dei rappresentanti del Nuovo Cinema del Mondo.

Trailer su Youtube:
http://www.youtube.com/watch?v=fzt6wWYzJ5w

Foto: http://cinefatti.wordpress.com/

Blogger su Cinefatti con lo pseudonimo di Doctor Faust. 

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