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Di regole e maestri: i nuovi film di Redford e P. T. Anderson in programmazione a Napoli
8 gennaio, 2013   |  

Presentati entrambi all’ultima Mostra veneziana, approdano nelle sale napoletane due dei migliori film della recente produzione autoriale americana, La regola del silenzio (The company you keep), diretto ed interpretato dall’evergreen Robert Redford, e The Master, nuova fatica di Paul Thomas Anderson, tra i più rimarchevoli cineasti della sua generazione. Le due opere hanno entrambe il merito di affrontare con lucidità la storia dell’America del secondo Dopoguerra, affondando il coltello in ferite ancora largamente aperte: l’origine delle sette pseudo scientifiche a stelle e strisce in stile Scientology il film di Anderson, la storia del movimento radicale Weather Underground (con suoi strascichi nel presente) l’opera di Redford.

Cominciamo con The Master. Il film ha raccolto a Venezia un meritatissimo doppio premio per l’interpretazione maschile grazie alle prove magistrali di Joaquin Phoenix e di Philip Seymour Hoffman (a sinistra), rispettivamente nel ruolo del reduce spaesato e borderline e del sedicente maestro-filosofo che si candida a dare un senso alla vita del primo rendendolo suo seguace; Anderson aggiunge un nuovo prezioso tassello alla sua galleria di americani emblematici, dopo l’altmaniano racconto polifonico di Magnolia e la parabola tragica del capitalismo nascente de Il Petroliere (con echi da Scorsese e perfino dal Von Stroheim di Greed): l’impressionante caratterizzazione impressa da Phoenix al personaggio di Freddie, con il suo repertorio di tic ed esplosioni incontrollate di risa e violenza, disegna una figura memorabile, emblema di un’America uscita anch’essa duramente provata dalla Guerra, pronta ad affidarsi alla prima Guida che capiti a tiro, di fronte al declino delle tradizionali coordinate politico-religiose su cui ha fondato la propria storia. La regia di Anderson è magniloquente e superba (memorabili le sequenze iniziali sulla nave da guerra), ma (ed è strano per un film eminentemente narrativo) la storia non decolla mai, suscitando più di un dubbio sulla solidità della sceneggiatura.

Altro discorso per Redford: il suo La regola del silenzio rincorre lo stile dei grandi classici liberal su cui si è formato e che ha spesso interpretato (Penn, Pakula, Pollack), cucendosi addosso il ruolo di un avvocato ex terrorista membro dei Weather Underground, movimento della sinistra radicale americana che, partito dalla protesta contro la guerra in Vietnam e la stretta autoritaria degli anni di Johnson e Nixon, aveva finito con il compiere diversi atti terroristici degenerati in spargimento di sangue. L’avvocato Jim Grant viene stanato da un ambizioso giornalista (Shia LaBoeuf, nella foto in alto con Redford) ed è costretto a fuggire, cercando nel frattempo di dimostrare la propria innocenza: ne viene fuori un chase movie teso e serrato, dal montaggio martellante, con un cast di attori old style che suona come una rimpatriata (Susan Sarandon, Julie Christie, Nick Nolte), esempio di un cinema ostinatamente classico (Redford contraltare democratico di Clint Eastwood?) senza rinunciare alla sua efficace carica di impegno civile nella cornice di un sano spettacolismo.

(Photo©Michela Iaccarino)

The Master (USA 2012, 137’) di Paul Thomas Anderson

Cinema Filangieri, America Hall

La regola del silenzio (The company you keep, USA 2012, 117’) di Robert Redford

Cinema Filangieri

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Salvatore Iorio

Autore : Salvatore Iorio

Nato a Torre Annunziata (Na) il 29 agosto 1979 e laureato in lettere moderne, è redattore di Quaderni di Cinemasud, periodico di cultura cinematografica. Ha pubblicato saggi e articoli anche su Cinemasessanta e Airsc-Notizie. Ha lavorato come aiuto-regia per Ettore Massarese negli spettacoli Cinematografo (2006 – 2007) e Santo Pulcinella, il demonio e les amis du jeu (2007), per Mario Amura nel videoclip Mexico (2005) e per Marcello Amore nel cortometraggio L’estro di Mario (2009). Ha pubblicato un contributo nella monografia collettiva Alberto Grifi: Oltre le regole del cinema (Mephite, 2008). Ha curato la monografia Per Massimo Troisi. Saggi, ricordi, riletture (Mephite, 2010), dedicata al grande comico napoletano, e Cronache futuriste (1932 – 1935) di Emanuele Caracciolo (Mephite, 2012), raccolta degli scritti critici del regista cinematografico perito nella strage nazista delle Fosse Ardeatine.

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