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Un ricordo personale di Morando Morandini
20 ottobre, 2015   |  

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Non posso dire di aver conosciuto personalmente Morando Morandini, ma in ogni caso è stato per me un onore e un privilegio avere avuto la possibilità di collaborare con lui nella stesura delle schede per il suo famoso dizionario, edizione del 2007.

Così come è stato un onore scambiare con lui telefonate, in cui discutevo di cinema e dei film che mi erano stati assegnati. Per lo più si trattava di filmacci, filmini, con qualche titolo di pregio. Doom con The Rock o Annapolis con James Franco, ma anche La contessa bianca di James Ivory. Mi presi la libertà di dare una sola stella, se ben ricordo, a Il custode di Tober Hooper che, come Dario Argento, è ormai l’ombra di se stesso. Una qualche decina di schede in totale.

Entrai in contatto con Morando Morandini tramite una giornalista conosciuta durante un corso di sceneggiatura. “Ti piacerebbe collaborare con un mio amico critico?” La mia risposta fu un “Certo, chi?”, “Morando Morandini”. Una grande emozione. Anche perché ho sempre preferito Morandini a quello spoilatore di Mereghetti (gli preferisco anche Farinotti. Ma ora in tempo di Mymovies e Smartphone non conta più…).

Fu emozionante la mia prima telefonata, timido, nervoso e impacciato. Poco più che ventenne alla sua prima grande prova da critico di cinema. Morandini era affabile, ma risoluto. Mi chiese tre schede di prova, di diversa lunghezza, ma che rispecchiassero quelle del dizionario. Quindi iniziò questa breve collaborazione.

Sebbene durata solo per quesi mesi, in vista dell’edizione 2007 del dizionario, mi piace considerare Morandini, oltre che un maestro, anche un po’ un mio maestro. Ho imparato, attraverso i suoi consigli telefonici, l’arte della concisione e dell’efficacia. Un’arte non semplice.

E, ora che il maestro è scomparso, riprendo tra le mani quel Morandini 2007. Lo sfoglio e leggo nell’introduzione i ringraziamenti ai collaboratori. Nello stesso capoverso di Goffredo Fofi, eccomi, “il napoletano Armando Rotondi”. Sorridendo, mi chiedo ancora oggi perché questa precisazione, che a me, tutto sommato, piace.

[Photo: Lastampa.it]

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Armando Rotondi

Autore : Armando Rotondi

È docente di Letteratura Italiana a L'Orientale di Napoli e Full-Time Lecturer in Performance Theory, History and Criticism e in Story-Telling a Barcellona. Precedentemente è stato Adjunct Prof. presso la Nicolaus Copernicus University di Torun (Polonia) e ricercatore in visita a Bucarest e ha insegnato Discipline dello Spettacolo e dei Grandi Eventi al Corso di Laurea in Scienze del Turismo dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Dopo essersi laureato in teatro e cinema presso la “Federico II” e “La Sapienza” di Roma, ha conseguito il Dottorato di Ricerca all’University of Strathclyde di Glasgow. È stato traduttore per il Tron Theatre di Glagow. Iscritto come giornalista al Chartered Insitute of Journalist (UK), ha pubblicato quattro monografie, un volume in curatela e circa cento tra articoli scientifici, schede di catalogo e voci di dizionario/enciclopedia. È stato inoltre relatore in più di venti convegni internazionali in Italia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Polonia, Romania, Turchia, Irlanda e Repubblica Ceca.

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