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Ettore Scola… ricordo di un maestro.
25 gennaio, 2016   |  

Scola,_Troisi,_MastroianniIl 19 gennaio scorso ci ha lasciato (fra le altre scomparse memorabili dell’inizio di quest’anno, fra cui quelle di Silvana Pampanini e David Bowie) anche uno dei più grandi maestri della commedia all’italiana – e diretto discendente di un certo neorealismo – che il nostro cinema ricordi, Ettore Scola. Un fabbricante di storie che all’opera di altri importanti registi italiani, come Pietro Germi, Mario Monicelli e Dino Risi, ha saputo aggiungere un particolare respiro storico e l’amara sensazione di un Paese incapace di cambiare e che, dunque, rimane sempre intrappolato nei suoi fallimenti più gravi. Diverso da Fellini, che praticava il mondo onirico e la visione fantastica, è stato più pragmatico, più attaccato alla realtà e interessato a collocare l’uomo e le umane vicende al centro della sua narrazione. Ettore Scola ha anche saputo dare nuova forza alla figura della donna, liberando i personaggi femminili dai ruoli di secondo piano e ponendoli finalmente come protagonisti di storie indimenticabili.

Nato a Trevico, in provincia di Avellino, nel 1931, si trasferì molto presto a Roma con tutta la famiglia. Giovanissimo, cominciò a disegnare vignette per riviste umoristiche. Iniziò poi a scrivere sceneggiature all’inizio degli anni Cinquanta ed esordì alla regia nel 1964, ma il primo grande successo arriverà quattro anni dopo, col film Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa, del 1968, con un grandioso Alberto Sordi e un altrettanto scoppiettante Nino Manfredi. Notevole il sodalizio cinematografico con Marcello Mastroianni, il divo che proprio Fellini aveva reso un latin lover, un novello Rodolfo Valentino, l’amante italiano per definizione, e che lui volle “mostrizzare” avvalendosi dell’elemento grottesco e di una tensione narrativa intensissima, se pur molto spesso pacata nel ritmo acro e beffardo di un racconto filmico ineccepibile.

Tra i suoi film più memorabili appaiono C’eravamo tanto amati (1974), Una giornata particolare (1977), La più bella serata della mia vita (1972) e Brutti, sporchi e cattivi. Scola ha diretto moltissimi attori e attrici importanti, da Mastroianni a Sophia Loren, da Stefania Sandrelli a Vittorio Gassman, da Philippe Noiret a Massimo Troisi (ed era conosciuto e molto amato anche in Francia). Ed è proprio il rapporto del regista con Massimo Troisi che trovo di particolare interesse. Scola dichiarò di aver fatto dei film con lui soprattutto per il piacere di poterci stare insieme. Maestro anche nel tratto arguto, ironico ed elegante, si sentiva legato a Troisi dal carattere e dal rapporto che aveva con Napoli: “Mi piaceva il suo essere così poco napoletano“, diceva di Massimo Troisi, “Io avevo una mamma napoletana. La retorica, l’esagerazione, l’ostentata familiarità erano cose che non mi piacevano e non piacevano neanche a lui. Era un intellettuale della contronapoletanità“. In effetti, è quello che anche a me è sempre piaciuto di Massimo, a parte l’animo poetico. Diciamo magari non l’essere poco napoletano, ma l’esserlo in modo diverso, senza inutili barocchismi, piagnucolii e ostentazioni campanilistiche.

Tre le indimenticabili pellicole di Scola e Troisi insieme: Che ora è e Splendor al fianco di Marcello Mastroianni, e Il Viaggio di Capitan Fracassa, con un cast considerevole tra cui Ornella Muti, Claudio Amendola, Giuseppe Cederna, Massimo Wertmuller, Ciccio Ingrassia e Vincént Perez. Lo ha saputo ulteriormente valorizzare, Scola, Troisi, permettendogli ancora una volta di parlare di quel sud a cui lui tanto teneva, di quella parte d’Italia che, con buone probabilità, solo in apparenza era meno efficiente e produttiva.

In mezzo a tanti capolavori, il maestro Ettore Scola ci ha anche regalato un cortometraggio, prodotto nel 1997, sul razzismo. In questo corto, dal titolo 1943-1997, il regista paragona le persecuzioni contro gli ebrei alla segregazione dei moderni migranti. Un’opera poco conosciuta, invece utile e senz’altro da rivedere per tornare a riflettere sul tema delle migrazioni e delle discriminazioni umane, razziali ed etniche.

[Photo: Ettore Scola, primo a sinistra con Massimo Troisi e Marcello Mastroianni sul set di Che ora è?, 1989 – Fonte: wikipedia]

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Claudia Verardi

Autore : Claudia Verardi

Traduttrice e studiosa di Massimo Troisi, è nata a Napoli nel 1969. Si laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne all’Istituto Universitario Orientale di Napoli, con specializzazione in Storia del Cinema e tesi sul teatro di Massimo Troisi, con Mino Argentieri e Valerio Caprara. Dopo oltre quindici anni passati tra Roma e Bologna, è di nuovo a Napoli, dove lavora come traduttrice e interprete freelance. Collabora con siti e blog di cinema e critica letteraria e si rilassa con Italo Calvino, Irvine Welsh e Oscar Wilde. Ha imparato a leggere con i libri di Astrid Lindgren e appena può scappa in Scozia. Ha tradotto, tra gli altri, per Rizzoli, Edicart, Spartaco, Sperling &Kupfer e Gremese, e per le testate Vanity Fair e Playboy Magazine Italia.

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