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Doppio appuntamento per Enzo Decaro al Museo Nazionale di Napoli
26 aprile, 2017   |  

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Il pregevole festival MANN (muse al museo) che si è svolto dal 19 al 25 aprile presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ha visto, tra i vari apprezzabili partecipanti – Patrizio Oliva, Riccardo Sinigallia, Filippo Graziani, Tosca, Nicolò Fabi, Peppe Servillo e Giorgio Pasotti, tra gli altri – l’interessante intervento dell’attore, professore, autore e cantante Enzo Decaro, che ha incontrato il pubblico in un primo incontro mattutino, lunedì 24, in Sala Letteratura.

L’attore ha parlato diffusamente del lavoro svolto con Liliana de Curtis, la figlia di Totò, che esamina e riprende la produzione più squisitamente poetica del grande Antonio De Curtis, principe, attore e compositore, nato a Napoli nel 1898 e morto a Roma cinquant’anni fa, il 15 aprile del 1967.

Decaro ha descritto un personaggio sfaccettato, un uomo profondo sempre in bilico fra la cappa, se pur incommensurabile e meravigliosa, della maschera di Totò e la voglia di far venire in superficie la sua parte più poetica, un Antonio De Curtis più intimo e privato, per intenderci quello dei film con Pasolini e Monicelli, quello dei progetti mancati con il grande Fellini. La maschera di Totò si accosta di diritto ai personaggi della commedia dell’arte e ai grandi comici artisti come Petrolini, Buster Keaton, Charlie Chaplin e i fratelli Marx, ma l’Antonio De Curtis poeta, canzoniere e drammaturgo non gli è affatto inferiore.  Enzo Decaro ha raccontato al pubblico di aver lavorato in grande sintonia con Liliana, la quale gli ha dato accesso a un archivio che è un vero e proprio tesoro fatto di carte, documenti, registrazioni, annotazioni, carteggi, fotografie (e perfino il magnetofono con la voce registrata di Totò mentre fa “le prove delle prove”) per permettergli un approfondimento sulla figura del più grande comico del Novecento, forse non solo italiano. Ancora, ha parlato della meravigliosa lingua di Totò, che ha unito l’Italia nel dopoguerra ma che è stata forse un intralcio per una consacrazione internazionale (famoso è l’aneddoto di Totò che assiste alla proiezione di un suo film in Francia e rimane deluso dalla mancata comprensione di alcune sue battute  – di fatto intraducibili  – da parte del pubblico).  E poi, ancora, si è soffermato sulle sue intuizioni geniali, sul fatto che amasse definirsi un “trascrittore” di pensieri e di idee più che uno scrittore, sulle osservazioni che gli venivano naturali quando si ritirava nel suo pensatoio, sul suo talento poetico profondissimo accostato a quello dell’indimenticabile Massimo Troisi. Enzo Decaro non ha dimenticato di sottolineare di come non c’ è bisogno di un cinquantenario della scomparsa di Totò per celebrarne la vis comica visto che, dopo così tanto tempo, è ancora ospite fisso delle nostre case, delle nostre famiglie, delle nostre vite.

Il 15 aprile, proprio per questo cinquantenario, la città di Napoli ha ospitato la mostra Totò Genio mentre l’Università Federico II gli ha conferito la laurea Honoris causa alla memoria in Discipline della Musica e dello Spettacolo, ma tanti sono stati gli eventi a lui dedicati. Decaro ha concluso l’incontro raccontando, con acceso trasporto, della sua passione per la parte più sconosciuta del lavoro di Antonio De Curtis.

Alle 21: 30 nel Salone della Meridiana (sempre al Museo Nazionale) eccolo offrirsi nuovamente al pubblico con lo show / recital In arte…Totò, ideato dallo stesso attore insieme a Liliana De Curtis e alla nipote Elena. Decaro, nel suo  viaggio nel mondo poetico di Antonio de Curtis, è accompagnato al piano e alla chitarra dal musicista Riccardo Cimino e ripercorre una parte dell’ampia produzione di De Curtis, con l’ausilio di proiezioni e registrazioni dell’indimenticabile attore. Totò e il principe De Curtis erano due facce di una stessa medaglia che si sono incontrate pochissimo. Il primo era famoso per la comicità straripante, il secondo, meno conosciuto, un uomo che scriveva poesie su pezzetti di carta e pacchetti di sigarette. Decaro ha sentito la necessità di condividere le sue scoperte su questa parte più privata di Totò soprattutto “per fare in modo che altri ricercatori continuino a studiare l’animo poetico di uno di quelli che considero uno dei più grandi poeti del Novecento”.

È dunque la parte più nascosta di Antonio De Curtis a interessare il progetto analitico di Enzo Decaro. Non solo Totò quindi, anche se, alla fine, forse i due personaggi possono confondersi, come si deduce da queste parole di Antonio De Curtis tratte da un’intervista rilasciata a Silvio Bertoli nel 1972: la comicità ha sempre un fondo tragico, poetico ma anche tragico e la mia comicità è di questo tipo. Non c’è niente che provochi singulti di ilarità quanto un funerale, ad esempio, che è lo spettacolo della morte. La comicità di Totò ha certo toni grassi ma drammatici e profondamente lirici nello stesso tempo, qualità che lo avvicinano molto al suo alter ego incarnato da De Curtis. Concludiamo ricordando la grandezza linguistica, multiculturale, semantica e artistica del memorabile Antonio De Curtis che, insieme a Totò, ci ha lasciato un vasto patrimonio cinematografico, teatrale e musicale nel quale c’è ancora molto da (ri)scoprire.

http://www.museoarcheologiconapoli.it/it/2017/04/festival-mann-muse-al-museo/

https://www.youtube.com/watch?v=TAxGaw_iHmk

https://www.facebook.com/events/106510616572115/

[Photo: http://festivalmann.it]

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Claudia Verardi

Autore : Claudia Verardi

Traduttrice e studiosa di Massimo Troisi, è nata a Napoli nel 1969. Si laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne all’Istituto Universitario Orientale di Napoli, con specializzazione in Storia del Cinema e tesi sul teatro di Massimo Troisi, con Mino Argentieri e Valerio Caprara. Dopo oltre quindici anni passati tra Roma e Bologna, è di nuovo a Napoli, dove lavora come traduttrice e interprete freelance. Collabora con siti e blog di cinema e critica letteraria e si rilassa con Italo Calvino, Irvine Welsh e Oscar Wilde. Ha imparato a leggere con i libri di Astrid Lindgren e appena può scappa in Scozia. Ha tradotto, tra gli altri, per Rizzoli, Edicart, Spartaco, Sperling &Kupfer e Gremese, e per le testate Vanity Fair e Playboy Magazine Italia.

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