Portale di approfondimento cittadino    |
Ciao Bud, arrivederci!
29 giugno, 2016   |  

bud-spencerE se n’è andato anche Bud Spencer. All’anagrafe Carlo Pedersoli (Napoli, 1929), è stato un’icona del cinema di genere degli anni Ottanta (ma anche nuotatore, pugile, collaboratore in un laboratorio chimico, pallanuotista, stuntman, compositore, attore televisivo, cantante, pilota, operaio, scaricante di porto, bibliotecario, segretario d’ambasciata) e si è (purtroppo) spento ieri a Roma all’età di ottantasei anni, dopo una vita intensa e piena di successi internazionali.  Appena l’ho saputo ho avvertito il bisogno di scrivere per dar sfogo alle mille sensazioni, ai mille brividi che dovevano per forza venire fuori. Nemmeno a farlo apposta, solo un paio di sere prima avevo parlato di lui con un amico: insieme avevamo ricordato i passaggi clou dei suoi film più belli. Intanto, per me questo è un arrivederci, e non un addio: in questi ultimi tempi troppi artisti che hanno accompagnato la mia vita se ne sono andati, e non voglio ricordarli con malinconia, ma col calore e la dovizia che meritano.

L’hanno definito in mille modi: gigante buono, supereroe, il personaggio più amato dai bambini. Di certo Bud Spencer, dopo una lunga e meticolosa gavetta, è stato un protagonista di primo piano del cinema italiano e, in particolare insieme all’amico Terence Hill (Mario Girotti, Venezia, 1939), ha saputo tratteggiare personaggi particolarmente divertenti come il poliziotto Piedone, star di moltissimi suoi film. Ma ci sono molti altri caratteri a noi cari, da lui interpretati negli spaghetti western, un genere molto diffuso (dapprima accolto con diffidenza, poi con sempre crescente entusiasmo) tra la fine degli anni Sessanta e i primi Ottanta e che riportò il genere a una nuova, diversa, popolarità. Bud Spencer non è, tuttavia, solo pugni e scazzotate da simil slapstick movie. Oltre ai film di questo filone, l’attore fu anche diretto da Dario Argento in Quattro mosche di velluto grigio, in film d’autore da registi del calibro di Ermanno Olmi e Mario Monicelli e in opere di denuncia civile come il film Torino nera di Carlo Lizzani. Evidentemente anche autori di un certo livello si erano accorti delle sue potenzialità.  “In Italia io e Terence Hill semplicemente non esistiamo” diceva però spesso negli ultimi anni, “nonostante la grande popolarità che abbiamo anche oggi tra i bambini e i più giovani. Non ci hanno mai dato un premio, non ci invitano mai neppure ai festival”. Adesso lo so che, chiaramente, fioriranno libri, mostre e miriadi di iniziative come sempre succede quando qualcuno ci lascia.

Io l’ho amato molto, questo poliedrico omone barbuto (piccolo aneddoto: pare si sia sbarbato una sola volta in vita sua, ma poi se l’è subito fatta ricrescere), oltre che per i gloriosi scazzottamenti, anche per una questione culturale: non faceva mistero di essere napoletano, di sentirsi prima un cittadino di Partenope e poi un Italiano e, nonostante vivesse a Roma ormai da decenni, era una cosa che ripeteva e puntualizzava in ogni singola intervista. Il respiro internazionale, avendo vissuto, per lavoro e questioni familiari, anche negli Stati Uniti e a Rio de Janeiro, non gli impediva di sentirsi napoletano sopra ogni cosa.

Carlo/Bud era il forzuto buono da cartone animato, quello che spaccava una mela con una mano, quello che se avevi bisogno di aiuto veniva a difenderti, come faceva con l’amico Luciano De Crescenzo, compagno di (dis)avventure quando entrambi vivevano nel quartiere Santa Lucia, a Napoli. Chissà, forse è per questo che ci manca così tanto: Bud era uno noi, solo molto, molto più forte e simpatico. Aveva iniziato come comparsa in Quo Vadis? per poi approdare sul set di Annibale (film in cui compare per la prima volta insieme a Terence Hill, recitando però in scene separate. Il loro primo film insieme sarà Dio perdona… io no! del 1967, regia di Giuseppe Colizzi).  Il binomio Bud Spencer/Terence Hill rimarrà da quel momento in poi per sempre stampato nella memoria di ognuno di noi e Bud, l’omone dalla spettacolare stazza e forza fisica e dall’animo gentile, magari un po’ di più.  Prima di fare cinema era stato un grande sportivo. Nel 1950 è il primo italiano a scendere sotto il minuto sui 100 metri stile libero. Nel 1952 partecipa alle Olimpiadi di Helsinki con la squadra nazionale di nuoto. Nel 1956 partecipa invece ai Giochi di Melbourne. Di sé diceva che aveva fatto tutti i lavori possibili, tranne il fantino e il ballerino classico, per ovvi motivi. Appassionato di motori, odiava viaggiare nonostante la vita da globe trotter (soprattutto per il cinema) e si era candidato con Forza Italia nel 2005, ma non è mai stato eletto. Fu una delle matricole più giovani della facoltà di Chimica di Roma: aveva, infatti, solo diciassette anni all’epoca dell’iscrizione. Non riuscì a laurearsi in quegli anni per via del trasferimento in Sud America, ma lo fece comunque nel 1955, in Giurisprudenza.

Carlo Pedersoli aveva scelto il suo nome d’arte in omaggio alla birra Bud e a Spencer Tracy, attore da lui particolarmente apprezzato, quando gli era stato consigliato di cambiare quello vero, così come al compagno Terence Hill, perché troppo italiano. Era un vezzo di quegli anni usare nomi stranieri, soprattutto americani. L’ultima apparizione in tv è stata nel 2010, a ottantuno anni, quando si è rimesso in gioco tornando in video dopo 15 anni di assenza, come protagonista della fiction Mediaset I delitti del cuoco.La mia testa è quella di un ragazzo” aveva detto. Era molto divertente, Bud, nonostante la sua mimica facciale attoriale si alternasse, di fatto, solo fra lo scherzoso, lo sbigottito, l’incacchiato e lo stufo, e questa recitazione vestita di pochissimi fronzoli non era mai stata accolta fino in fondo dalla critica colta. Nei film, Bud sembrava spesso essere la soluzione di qualsiasi scena, secondo un atteggiamento tipico nel cinema italiano del secondo Novecento, ovvero lasciare che attori popolari risolvessero le scene. Non avere una certa fotografia o un certo montaggio o, magari, il sostegno di una trama particolare che componesse la sequenza come supporto, ma lasciare che i movimenti e le interazioni dell’attore regolassero i tempi era una tecnica consolidata dell’epoca. E lui aveva una personalità così potente da riempire un film con la sua sola presenza. Più personaggio che attore, ci ha spiegato, fra l’altro, la possibilità che nella vita si può anche perdere e che bisogna imparare a farlo. Un messaggio importante, da non dimenticare mai.

Tanti i saluti e le espressioni di cordoglio sui social, in particolare su Twitter, da  Jerry Calà all’attore neozelandese Russell Crowe, da sempre suo ammiratore, che in una recente intervista da dichiarato di essersi ispirato a lui per imparare a tirar pugni e che l’ha definito “l’uomo più divertente del mondo”.

Ultimamente aveva detto: “Quando sarà il mio momento, se scopro che dall’altra parte non c’è niente, m’incazzo sul serio”. Io ho tanti ricordi, alcuni forti, che mi legano a Bud Spencer, e oggi mi sento un po’ più sola sapendo che non c’è più. Però, a pensarci bene, c’è un po’ di Bud in molti, parecchi, di noi, e questo mi consola. Ciao Bud., mi manchi già.

[Photo: leggilo.net]

Print Friendly
Claudia Verardi

Autore : Claudia Verardi

Traduttrice e studiosa di Massimo Troisi, è nata a Napoli nel 1969. Si laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne all’Istituto Universitario Orientale di Napoli, con specializzazione in Storia del Cinema e tesi sul teatro di Massimo Troisi, con Mino Argentieri e Valerio Caprara. Dopo oltre quindici anni passati tra Roma e Bologna, è di nuovo a Napoli, dove lavora come traduttrice e interprete freelance. Collabora con siti e blog di cinema e critica letteraria e si rilassa con Italo Calvino, Irvine Welsh e Oscar Wilde. Ha imparato a leggere con i libri di Astrid Lindgren e appena può scappa in Scozia. Ha tradotto, tra gli altri, per Rizzoli, Edicart, Spartaco, Sperling &Kupfer e Gremese, e per le testate Vanity Fair e Playboy Magazine Italia.

Tutti gli Articoli