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A casa di Massimo Troisi, una casa umile ma onesta
4 marzo, 2015   |  

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Arrivo a San Giorgio un po’ in anticipo, mi dirigo verso Villa Bruno e, appena arrivata, mi metto subito a cercare Luigi Troisi, il fratello di Massimo che, da qualche tempo, come da anni fa Rosaria, ha deciso di occuparsi più approfonditamente dell’opera e dell’importante patrimonio culturale legato a suo fratello. Lo incontro sempre con una certa suggestione, Luigi: tra lui e Massimo c’è una discreta affinità, che va dalla somiglianza dei lineamenti ai toni affettuosi che ne riscaldano la voce. Frequento spesso i posti e gli eventi legati a Massimo Troisi. Luigi mi ha definito una “devota” di Massimo, e non posso che essere d’accordo. Il mio slancio verso l’uomo e l’attore che è stato (che per me è ancora) è forte, appassionato, immutabile nel tempo.

Mi aveva già parlato di questo progetto, di “Casa Massimo”, di un posto in cui ricreare l’ambiente preferito di Massimo, quello domestico. Luigi mi ha sempre detto che a Massimo piaceva moltissimo stare in casa, accarezzato e, in qualche modo, protetto dal calore famigliare e da quello degli amici più veri. Ed eccolo finalmente questo posto, appena approvato il progetto dall’intera Giunta Comunale: è A casa di Massimo Troisi, un luogo in cui ti senti effettivamente a casa Troisi, come se lui fosse presente. Aperta al pubblico lo scorso 19 febbraio, nel giorno in cui Massimo avrebbe compiuto sessantadue anni, e collocata in uno spazio ricavato al piano terra di Villa Bruno, A Casa di Massimo Troisi più che a un museo assomiglia a un piccolo appartamento di due stanze. Dai mobili ai giochi di società sul tavolino del salotto, dal trombone che spiritosamente Massimo suonava negli sketch della Smorfia fino alla borsa da calcio della Nazionale Attori e a una miniera di fotografie, locandine di film, oggetti e ricordi di vario tipo (compresa la bicicletta de Il Postino, uno scaffale di libri suoi e le sedie del set di Che ora è, il suo film che preferisco) tutto parla di lui. Il sottofondo delle musiche dell’amico di sempre Pino Daniele (anche lui scomparso troppo presto e per lo stesso male) e il brindisi finale hanno reso la serata – se possibile – ancora più speciale.

L’associazione A casa di Massimo Troisi è nata grazie a un’idea di Luigi Troisi condivisa dal Sindaco di San Giorgio Domenico Giorgiano e da altre personalità di spicco della città, con lo scopo di capire, conoscere e custodire il patrimonio artistico e soprattutto umano di Massimo Troisi, grande e talentuoso autore/attore/regista ma soprattutto persona di grande spessore e carisma. A casa di Massimo Troisi sarà anche un luogo dove partecipare attivamente alla custodia e alla valorizzazione dell’opera troisiana, e dove si svilupperà il patrocinio di associazioni culturali e giovani artisti emergenti sul territorio. Uno spazio aperto ad attività reali e concrete e non un museo statico e magari, come tutti i musei, un po’ polveroso. Al contrario, sarà uno spazio libero dove ci si potrà accomodare sul divano di Massimo, leggere qualche pagina di un suo libro, chiacchierare fra amici e riprendere in mano il suo lavoro per poterlo osservare da nuovi punti di vista. Si prevedono, inoltre, incontri e collaborazioni con altre associazioni intitolate a Troisi in Italia e nel mondo, con particolare riferimento agli Stati Uniti. Concludo con un ringraziamento personale ma necessario a Luigi che, ancora una volta, mi ha fatto sentire parte della sua famiglia.

Per informazioni: Casa di Massimo Troisi, Villa Bruno, San Giorgio a Cremano (Na)
Email: casadimassimotroisi@libero.it

https://www.facebook.com/pages/A-casa-di-Massimo-Troisi/1575463262671436

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Claudia Verardi

Autore : Claudia Verardi

Traduttrice e studiosa di Massimo Troisi, è nata a Napoli nel 1969. Si laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne all’Istituto Universitario Orientale di Napoli, con specializzazione in Storia del Cinema e tesi sul teatro di Massimo Troisi, con Mino Argentieri e Valerio Caprara. Dopo oltre quindici anni passati tra Roma e Bologna, è di nuovo a Napoli, dove lavora come traduttrice e interprete freelance. Collabora con siti e blog di cinema e critica letteraria e si rilassa con Italo Calvino, Irvine Welsh e Oscar Wilde. Ha imparato a leggere con i libri di Astrid Lindgren e appena può scappa in Scozia. Ha tradotto, tra gli altri, per Rizzoli, Edicart, Spartaco, Sperling &Kupfer e Gremese, e per le testate Vanity Fair e Playboy Magazine Italia.

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