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Una domenica coi bambini a Città della Scienza (dopo il rogo)
11 marzo, 2013   |  

di Paola Mazzarelli *

Quando mio figlio di sette anni ha saputo del rogo di Città della Scienza si è accasciato, gli è venuto da piangere.

–  Chi è stato, mamma? Perché?

–  Non si sa ancora. Ma sicuramente dei banditi.

–  Se ero lì e li vedevo li bazukavo.

Come molti bambini napoletani, era un frequentatore di Città della Scienza.

Così domenica,  siamo andati al Flash Mob davanti a Città della Scienza. All’imbocco di Coroglio, ci siamo immersi nel fiume di gente.  E più ci avvicinavamo, più il mucchio diventava denso. Cinquemila? Diecimila? Di più? Tanti.

C’erano ragazzini di scuole elementari e medie con cartelli colorati. Mamme sole con marsupi attaccati al petto. Papà in compagnia di altri papà. Sciami di bambini in gruppo. Famiglie al completo con nonni. Giovani e giovanissimi. Amici, conoscenti, molta gente da salutare.  “Napoli è nostra”,  “Rivoglio Città della Scienza” erano gli slogan scritti sui cartelli, sventolati o affissi al muro.

Qui e lì vedevamo volti con tracce nere di carbone. Il flash mob consisteva proprio in questo: dare un aspetto “carbonizzato” ai presenti. Un impatto ad effetto: nell’aria si respira ancora puzza di bruciato. E dietro le grate si intravedono gli scheletri dei padiglioni distrutti dal fuoco. E poi, ci sentiamo tutti bruciati in quel rogo.

Sembrava fossimo tutti lì con la stessa intenzione. Per salutare i resti di Città della Scienza, come si trattasse di un luogo sacro oltraggiato. Per partecipare a una processione, come fosse un Venerdì Santo anomalo. Ma anche e soprattutto per calpestare il selciato, in prossimità di quel luogo. Per dire: questa terra E’ nostra.

Facendoci largo attraverso la folla siamo arrivati davanti a una nave di cartapesta. Lì due uomini suonavano due grossi jambè.  Nessuna tammurriata. No. Erano rintocchi densi, prendevano alle viscere. Qualcosa di forsennato e ancestrale. Come tamburi di guerra.

Alcuni minuti sono passati così. In mezzo alla folla.  Davanti ai cancelli di Città della Scienza. Invasi dal suono delle percussioni. I bambini guardavano, emozionati.

Ho detto a mio figlio:

– prima o poi li bazukiamo

– chi?

– i banditi.

– ma chi sono esattamente?

– è da vedere.

– però siamo in tanti –  ha detto lui.

– a quanto pare, sì.

[foto dell’autrice]

*Paola Mazzarelli è nata e vive a Napoli, dove insegna inglese nelle scuole superiori. Poeta e scrittrice, si occupa di letteratura sin dall’infanzia. Inoltre, esperienze di teatro, reading poetici, pittura itinerante, viaggi, si convogliano in un percorso singolare che la porta, attualmente, ad essere una persona felicemente comune.

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