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Jazz e musica di qualità in un Grande Centro Commerciale: possono le due cose stare insieme?
11 luglio, 2013   |  

di Paola Mazzarelli

Concerto al Centro Commerciale Campania, in Marcianise, incluso nella rassegna “Luglio in jazz”.

Ci andiamo, attratti dai nomi in cartellone: Victor Wooten e Mike Stern, due protagonisti della musica fusion americana. In particolare Wooten, il bassista, talentuoso giocoliere a quattro corde, capace di fare uscire suono e ritmo anche dalle chiavette dello strumento.

Approdiamo nel parcheggio sterminato del Centro Campania, ed entriamo in uno dei due grandi edifici a forma di auditorium-moschea-supermercato. Sono le nove di sera ma la folla di shoppers è ancora tanta. Chi con buste gonfie di cuscini per sdraio, chi con un gelato in mano, molti costipati in pizzetterie, friggitorie, fast food, che fiancheggiano i negozi.

Come per una magia siamo sospinti verso uno slargo, dove campeggiano palme e pini altissimi, tutti sintetici: è lì che si svolge il concerto.

Nella confusione sensoriale, cediamo alla tentazione di un piatto vegetariano nel Kebab-restaurant (compromessi etici). Vi troviamo una incredibile quantità di persone che mangiano, nel fragore dello sfondo, fatto di ciarle, passi, sordo rimbombo di spazi chiusi.

Chi sarà il pubblico di questo concerto? Mangiatori occasionali di kebab? Acquirenti di creme solari a buon prezzo? Ragazzi che vengono qui a passare il tempo? Certo. Ma non solo. Riconosciamo tra la folla amici appassionati di jazz e molti musicisti napoletani. I due nomi in cartellone sono troppo importanti per NON venire.

Il concerto inizia. I musicisti, pluripremiati con Grammy Awards e altre cose del genere, ci danno dentro fin dal primo momento. Il chitarrista, Mike Stern, che in passato ha anche lavorato con  Miles Davis, è un  dinoccolato ragazzo sui sessanta, con un caschetto di capelli bianchi e un sorriso disarmante, sembra molto felice di essere qui (a Napoli?) e si lancia in un free climbing di accordi, svisate. E’ come imboccare un’autostrada ad alta velocità. E’, appunto, la fusion. questo genere nato nelle metropoli americane che impasta suoni blues, rock e jazz facendoli deflagrare, rompere, cozzare, fondere con battiti rapidissimi e percussivi, cui  le note della chitarra o del sax danno una linea melodica adrenalinica.  Ad ammaliare più di tutti, ovviamente, è la star del momento: Victor Wooten. Afroamericano, allievo del mitico Jaco Pastorius dei Weather Report, tratta il basso come un prolungamento del suo corpo. E lo suona percuotendolo, accarezzandolo, o semplicemente suonandolo come una chitarra e, di tanto in tanto, esibendosi in acrobazie che strappano gli applausi del pubblico. Una cosa è certa: da quello strumento escono suoni a pioggia e una raffica di  ritmi che cancella, se si viene rapiti, lo scorrere implacabile del tempo.

Seguiamo il concerto dall’alto, sotto la cupola del centro commerciale, dietro una palma gigante di materiale sintetico, accatastati insieme a una fila disparata di shoppers occasionali e appassionati di musica. Tutto intorno congiura contro la  concentrazione. I suoni del concerto si mescolano al chiasso sordo delle pizzerie, al rullare perpetuo della scala mobile che porta su e giù altri flussi di persone. Gli stessi musicisti, al centro del palco, sono solo delle figure mobili in un grande affresco dove tutto si muove, e tutti seguoni impulsi disparati e istantanei, e niente può definitivamente rapire l’attenzione.

Mi chiedo che tipo di esperienza è questa? Certamente di “spaesamento”. O forse, come avverte il titolo della rassegna, Jazz Global.

Non saprei dire, infatti, se ho assistito a un concerto, o se invece ho fatto esperienza più totale del mio essere essenzialmente una shopper tra tanti, che va in cerca di musica oltre che di infradito. Qui nel Grande Centro Commerciale (sembra il titolo di una canzone di Bennato)  anche la musica – gratis –  è solo un mezzo per attirare altri clienti nelle pizzetterie o  può comunque dare ancora delle emozioni?

Direi che mi trovo nel bel mezzo di una esperienza di confine, una esperienza “barbara”, come direbbe Baricco. A quanto pare, senza luogo consacrato, ciò che di sacro c’è nella performance, si dilegua.

Per chi abbia un po’ di barbaro coraggio il cartellone del Centro Commerciale Campano è tuttavia estremamente interessante e gli artisti sono tutti – incredibilmente – di grosso calibro. Dopo Matt Bianco e Kurt Elling, e appunto Mike Stern Victor Wooten Band che hanno già dato il loro contributo negli scorsi giorni, vi suoneranno giovedì 11 luglio Randy Crawford & Joe Sample, Venerdì 12 i Tribal Tech. La rassegna si chiude il 21 luglio, con gli Spyro Gira e il loro potente sassofonista Jay Beckenstein.

Magari prenotate un tavolo sotto il palco. Lì forse l’esperienza può rivelarsi meno “global” e più simile a quella di un… semplice concerto.

[Fotohttp://www.campania.com]

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