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Chiarezza sul bike sharing a Napoli: in dialogo con Cleanap
20 giugno, 2016   |  

bike_Dopo una fase di sperimentazione conclusasi con successo, il progetto del sistema di bike sharing a Napoli, portato avanti da Cleanap (tra le più attive realtà campane), sembra aver subito un forte rallentamento. È sotto gli occhi di tutti, purtroppo, la “scomparsa” delle bicilette dalle ciclostazioni dopo il passaggio della gestione da Cleanap ad ANM.

Cerchiamo di fare chiarezza sull’argomento discutendone con Cristiano May, Co-Founder Cleanap e Project Manager Bike Sharing Napoli.

Ci può spiegare quali erano gli obiettivi e i risultati raggiunti da Cleanap per il Bike Sharing Napoli sino al passaggio a ANM?

L’obiettivo principale del progetto consisteva nel verificare la fattibilità e l’utilizzo di un sistema di bike sharing nella nostra città con un approccio differente, più “social” e realmente attento all’utente,  attraverso l’implementazione di più componenti tecnologiche e soprattutto attraverso la realizzazione di un’applicazione apposita caratterizzata da funzionalità assolutamente innovative e non presenti in altri sistemi di bike sharing esistenti.

Alcune delle funzionalità sviluppate insieme ai LumiLab e con il supporto grafico dei Lettera 7 sono, ad esempio, lo sblocco della bicicletta via app o nfc, l’implementazione della realtà aumentata,  la presenza di informazioni turistiche e culturali, la  possibilità di segnalare guasti in tempo reale, la mappatura delle ciclostazioni e molte altre ancora.

Nelle ciclostazioni abbiamo ritenuto fondamentale offrire il wi-fi gratuito e installare un totem multimediale per fornire informazioni a chi non ha uno smartphone.

Il contributo da parte della community degli utenti è stato fondamentale, abbiamo cercato di raccogliere e applicare tutti i suggerimenti possibili e tenere sempre alto e frequente lo scambio; forti dell’esperienza maturata in seno alla nostra associazione Cleanap, sappiamo bene quanto siano importanti ed efficaci i processi partecipativi e le iniziative che partono dal basso.

I risultati sono stati estremamente positivi e si sintetizzano in quasi 15.000 utenti, oltre 51.000 utilizzi e circa 120.000 km percorsi: praticamente 3 volte il giro della Terra.

Quali erano le tipologie di fruitori e di abbonati?

La tipologia di fruitore è estremamente eterogenea sia per attività che per residenza, molti i pendolari che hanno utilizzato le bici così come gli studenti.

Dal punto di vista anagrafico i ragazzi tra i 18 e i 24 anni costituiscono il 24%  degli utenti, questo per noi è un segnale molto positivo e indicativo, ci auguriamo, di un cambiamento culturale che si fa più spazio anche grazie ai programmi di studio all’estero che consentono ai ragazzi di sperimentare nuovi modi di vivere la città. La fascia di età compresa tra i 25-34 anni costituisce la fetta più grande con il 40%, ma sono tanti anche gli over 55, indice che la bicicletta va bene a tutte le età.

Perché il bike sharing è passato ad ANM?

Il bando del Miur “Smart Cities and Communities and Social Innovation”, che ha permesso il cofinanziamento all’80% del nostro progetto, prevedeva il coinvolgimento di associazioni o giovani under 30 per realizzare e testare processi innovativi nelle Regioni della Convergenza (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia). Qualora queste si fossero dimostrate valide, la Pubblica Amministrazione ne avrebbe  potuto acquisire i risultati. Il Comune di Napoli, visti i risultati positivi, ha ritenuto di suo interesse la prosecuzione delle attività affidandole ad ANM nell’ottica della gestione intermodale del trasporto, prevedendo per i primi 6 mesi un nostro affiancamento.

Come mai le  biciclette sono sparite dalle ciclostazioni?

Premettendo che le biciclette sono custodite e non sono state rubate, come ci capita a volte di leggere o sentire, il motivo per cui non sono in strada è legato a questioni meramente burocratiche.
Come dicevo prima il Comune di Napoli ha richiesto al MIUR il trasferimento dei risultati del progetto, per fare questo – e quindi riavviare il bike sharing – occorre siglare un protocollo d’intesa tra le parti. Da parte del MIUR si stanno però riscontrando tempi eccessivamente lunghi.

Quale obiettivo si propone #SaveBikeSharingNapoli? Che soluzione proponete?

Molto semplicemente di aumentare l’attenzione sul progetto e sollecitare una reazione da parte del MIUR affinché si accorcino i tempi per la stipula del protocollo d’intesa con il Comune di Napoli.

Questa azione corale si è resa necessaria sia per informare la collettività ma soprattutto perché né noi né il Comune di Napoli, nonostante il reciproco impegno affinché il bike sharing abbia un seguito, siamo in grado di avere un riscontro da parte del MIUR e la definizione di tempistica precisa.

Per partecipare alla campagna è possibile:

Inviare un tweet al Miur taggando @MiurSocial @Ponrec con l’hashtag

#savebikesharingnapoli

Usare l’hashtag #savebikesharingnapoli anche su Facebook e Instagram.

Partecipare all’evento su Facebook e condividerlo

www.facebook.com/events/263587117327630

[Photo: Cleanap]

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Armando Rotondi

Autore : Armando Rotondi

È docente di Letteratura Italiana a L'Orientale di Napoli e Full-Time Lecturer in Performance Theory, History and Criticism e in Story-Telling a Barcellona. Precedentemente è stato Adjunct Prof. presso la Nicolaus Copernicus University di Torun (Polonia) e ricercatore in visita a Bucarest e ha insegnato Discipline dello Spettacolo e dei Grandi Eventi al Corso di Laurea in Scienze del Turismo dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Dopo essersi laureato in teatro e cinema presso la “Federico II” e “La Sapienza” di Roma, ha conseguito il Dottorato di Ricerca all’University of Strathclyde di Glasgow. È stato traduttore per il Tron Theatre di Glagow. Iscritto come giornalista al Chartered Insitute of Journalist (UK), ha pubblicato quattro monografie, un volume in curatela e circa cento tra articoli scientifici, schede di catalogo e voci di dizionario/enciclopedia. È stato inoltre relatore in più di venti convegni internazionali in Italia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Polonia, Romania, Turchia, Irlanda e Repubblica Ceca.

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