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Maurizio Canforini: riscrivere Shakespeare ad Anacapri sotto forma di romanzo
13 dicembre, 2015   |  

CanforiniMaurizio Canforini è uno scrittore poliedrico, autore teatrale e di guide letterarie della sua amata e natia Roma, nonché attore e regista. Ora si confronta con il primo romanzo, Molto rumore per Facebook (Bel-Ami 2015), misurandosi con uno dei giganti della letteratura mondiale: William Shakespeare e il Molto rumore per nulla. Ne esce fuori un romanzo delizioso e ironico, da leggere tutto un fiato con gran divertimento. Canforini ripropone il classico “lui che ama lei che ama lui e viceversa” con delicatezza riuscendo nell’impresa di riscrivere Shakespeare ai tempi dei social network. E lo fa scegliendo due location d’eccezione per lo svolgimento del suo romanzo: l’amata Roma e, soprattutto, Anacapri.

 

Come si è avvicinato al mondo della scrittura e del teatro?

È accaduto subito dopo la mia laurea in Scienze della Comunicazione, nel 2003. Ho cominciato con i libri pubblicando il saggio romanzato Avrei Voluto Essere nel 2005. L’amore per la mia città, poi, mi ha portato a dedicare a Roma diverse guide letterarie. Infine, nel 2010, l’esordio teatrale con la messa in scena del monologo Affàcciati alla finestra, da me scritto, diretto e interpretato.

A cosa è dovuto il passaggio dalla drammaturgia al romanzo? E quali difficoltà ha incontrato nel confrontarsi con la narrativa?

Scrivere romanzi è sempre stato un mio sogno. Oltre a Molto Rumore per Facebook, ho diversi altri romanzi nel cassetto che ho scritto nel corso di questi anni. Sono troppo affascinato dall’idea di raccontare una storia con il solo aiuto di uno schizzo d’inchiostro su una pagina di carta. È una magia, ma è anche la più grande difficoltà: scrivere per “essere letto” è diverso dallo scrivere per “essere rappresentato da terzi”, come accade con un copione teatrale. Devi far “vedere il tutto” con l’ausilio delle sole tue parole. In comune tra narrativa e drammaturgia c’è il desiderio di trasmettere emozioni. E non è poco!

Il suo rapporto con Shakespeare: perché la scelta di Molto rumore per nulla? E quale è stata la genesi del romanzo?

Ho da sempre una venerazione per Shakespeare. Credo che abbia detto tutto su tutto meglio di tutti. Il Molto rumore per nulla, poi, secondo me è, mutatis mutandis, la più attuale di tutte le sue commedie, quella che ha risentito meno dei secoli passati. Basta sedersi a teatro e ascoltare le reazioni del pubblico di fronte alle scaramucce sentimentali di Benedetto e Beatrice per capire quanto le loro vicende siano prototipiche: Benedetto e Beatrice sono i nostri vicini di casa, una coppia di amici, noi stessi con la nostra/o compagna/o.

Proprio questa considerazione ha rappresentato, per me, la scintilla ispiratrice del romanzo. Volendo il mio essere un omaggio al genio shakespeariano e nulla più, ho optato per la forma narrativa proprio per evitare un possibile paragone con l’opera di Shakespeare, che sarebbe sicuramente sorto in caso di scelta drammaturgica. Sarei stato un pazzo e un presuntuoso.

Lei è molto legato a Roma, ma nel romanzo la parte del leone la fa Anacapri. Come mai questa scelta di Anacapri?

È semplice: l’isola di Capri è al secondo posto nel mio cuore dopo Roma. Sono un frequentatore assiduo e innamorato. Mi basta chiudere gli occhi per vedere l’incanto dei giardini d’Augusto al tramonto di un giorno d’estate, solo per citare uno dei molti esempi possibili. Quando si arriva sull’isola, si ha davvero la sensazione che la percezione del tempo si dilati sino quasi a sparire. Come in un sogno. Anacapri, ancor più della mondana Capri, accentua tutte queste caratteristiche guadagnando ai miei occhi il ruolo di luogo ideale per sostituire la Messina del Molto rumore per nulla shakespeariano.

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