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La “telenovela” infinita del “Forum” (che non c’è?)
12 settembre, 2013   |  

forum-delle-culture-napoli-2013Siamo cattivi. Sin dall’inizio. E diciamolo chiaramente. La vicenda del Forum Universale della Culture ha fatto “cadere le braccia” a tanti cittadini, operatori culturali, intellettuali, semplici amanti della città che vedevano nel progetto e nell’indicazione di Napoli, da parte di Barcellona (che è titolare del marchio), dell’edizione della kermesse 2013 sotto l’egida dell’UNESCO, una vittoria della candidatura napoletana che risale ormai ad anni orsono.

Un Forum che in pochi conoscono e quelli che sanno di che si tratta lo sanno perché sono andati ad informarsi sul web riguardo le precedenti edizioni, di Barcellona 2004, Monterrey (Messico, 2007) e Valparaiso (Cile, 2010), perché di questa fantomatica edizione partenopea non v’è traccia di un sito internet. O meglio c’era, tempo fa, ma poi è andato in pratica a scomparire.

Si doveva fare questo Forum. Si doveva. Ormai non si può più. Anche se si farà qualcosa non servirà a nulla. E anche questo va detto chiaramente.

Barcellona utilizzò la prima edizione del Forum per dare un’ulteriore spinta a quel rinnovamento della città che era iniziata con le Olimpiadi del 1992. Il Forum fu per loro una sorta di altra tappa per continuare ad essere la Barcellona invidiata da tutto e tutti per moltissimi aspetti. Invidiata anche da Napoli che, potenzialmente, potrebbe divorare Barcellona in un sol boccone, ma non ha le capacità per utilizzare il proprio patrimonio. Stessa cosa hanno fatto Monterrey e Valparaiso. Hanno usato il Forum come pretesto per rimboccarsi le maniche e creare lavoro e infrastrutture, vincendo o no la loro scommessa, ma comunque lavorando e realizzando.

A Napoli si è fatto? No. Si è discusso. Si è litigato. Si sono defenestrate persone e si è dato spazio ad altre con “risultati” sotto gli occhi di tutti.

La mancata firma tra Comune e Fondazione Forum è soltanto l’ultimo capitolo di una triste telenovela. Siamo onesti: il Forum doveva partire ad aprile, ora siamo a settembre; possibile che ancora si parli di firme e altro? La rabbia, personale, è tanta. Si potevano fare tante cose ma non è stato fatto nulla, benché si senta qualche voce contraria in proposito.

Le ombre sono tantissime. Tantissime. Riepiloghiamone qualcuna. Mi scuso se non sono in ordine cronologico.

Allontanamento, o non rinnovata fiducia, all’ex-assessore Oddati che, al di là del bene e del male, era stato promotore della candidatura di Napoli e aveva ottenuto l’agognata vittoria il 18 dicembre 2007. E va bene.

Declassamento da parte del governo nazionale (di centrodestra) da “Grande Evento” a “Evento”, con decurtazione di fondi. E va bene.

Una sede del Forum occupata per protesta da un collettivo di precari delle arti e dello spettacolo (il Collettivo “La Balena”). E il Forum non ha più una sede. E va bene.

La nomina da parte del Sindaco di un bravo cantante come Vecchioni al vertice della struttura. Un bravo cantante ma non certo un manager culturale di chiara fama. E va bene. E c’è da dire che almeno la Regione aveva imposto un nome vero e di valore sotto ogni aspetto come Francesco Caruso, ex ambasciatore all’UNESCO, come Direttore generale.

Il ritirarsi dal gruppo organizzatore della Provincia. E va bene.

Il caso di Claudio De Magistris, fratello del Sindaco, che almeno ha avuto il coraggio, non senza polemiche, di non impuntarsi sul contratto richiesto per il lavoro svolto per il Forum, e le “dimissioni” dalla carica mai formalizzata e assunta del superconsulente Neumann che dice “meglio non farlo”. E va bene.

No. Non va bene per nulla. Ha ragione Maurizio De Giovanni nel suo editoriale su “Il Mattino” del 9 settembre quando afferma che Napoli si avvia ad una delle sue peggiori figure sul piano internazionale. Quando si trova d’accordo con Andrea Cozzolino sul fatto che bisogna rimandarlo (io direi annullarlo viste le premesse).

Molte sono le domande e molte avrebbero potute essere le soluzioni. Continuiamo con gli esempi: ma se il superconsulente Neumann è sempre stato così apprezzato dal governo cittadino perché non lo si è proposto a suo tempo invece dell’impensabile Vecchioni? Il Forum, almeno per come doveva e poteva essere concepito, necessitava (ora è tardi) di manager illuminati, di organizzatori culturali capaci e di chiaro prestigio: un Marco Müller reduce da Venezia, un Renato Quaglia che, dopo il Teatro Festival Italia, è ancora a Napoli e spesso come docente a contratto presso la “Federico II”, un Andres Neumann (ma allora), un Domenico De Masi. Ecco, in un bell’incontro pubblico al Gambrinus, bello perché disarmante e illuminante, Domenico De Masi spiegò in pochi istanti al sindaco presente come si sarebbe dovuto strutturare e organizzare un Forum con la F maiuscola, con tanto di budget: spiegò il genius loci, i dipartimenti da creare, le professionalità richieste etc.

È vero, i soldi sono diminuiti, ma anche in questo caso si poteva lavorare. Senza soldi o con un budget limitato, si sarebbe potuto realizzare un progetto ambizioso: quello di allargare il concetto di Fringe Festival, così come pensato a Edimburgo, dal mondo prettamente teatrale a quello delle arti in genere. Utilizzare la tipologia Fringe, con la concessione di spazi, allargandola a tutte le tipologie di arti visive e performative, in un’ottica internazionale, e affiancandola con tavole rotonde scientifiche affidandone l’organizzazione alle tante istituzioni culturali presenti sul territorio.

Credo che un operatore culturale preferisca lavorare con una Fondazione che possa decidere ed essere dinamica. In questo caso anche i miracoli possono avvenire.

È successo, in fondo, un miracolo con l’altro Forum di Napoli: il World Urban Forum, svoltosi nel settembre 2012. Lo so per esperienza diretta essendo stato uno dei 20 esperti selezionati dalla Fondazione Campania dei Festival per aiutarli e per lavorare a stretto contatto l’agenzia UN Habitat. Sempre Nazioni Unite, quindi.

Per organizzare il Forum sono stati 25 giorni di inferno, anche di crisi e di dissapori, ma gli sforzi di tutti i colleghi sia della Fondazione Campania dei Festival che degli altri 19 consulenti e di tutti i volontari hanno reso possibile il miracolo e tutto fu realizzato con plauso di UN Habitat. Certo, non tutto era perfetto, ma tutto ha funzionato.

Però questo miracolo non può avvenire per il Forum Universale delle Culture. Nel World Urban Forum la componente visitatori era secondaria. Primaria invece la presenza di ministri e delegazioni. Era quindi un evento politico, scientifico, di discussione. Culturale, ma non certo turistico. E lì fu possibile realizzare tutto perché v’era un ente attuatore vero, una Fondazione che operava, a cui la Regione aveva affidato il compito di realizzare e si interfacciava (facendo interfacciare anche i consulenti) con l’agenzia delle Nazioni Unite. Punto.

Il Forum Universale delle Culture non può farsi. Non può iniziare il 27 settembre. Non ha senso alcuno. Non lo si può promuovere. Non si possono far venire interessati e turisti dall’estero. Non si possono creare infrastrutture e occupazione. Che senso ha?

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Armando Rotondi

Autore : Armando Rotondi

È docente di Letteratura Italiana a L'Orientale di Napoli e Full-Time Lecturer in Performance Theory, History and Criticism e in Story-Telling a Barcellona. Precedentemente è stato Adjunct Prof. presso la Nicolaus Copernicus University di Torun (Polonia) e ricercatore in visita a Bucarest e ha insegnato Discipline dello Spettacolo e dei Grandi Eventi al Corso di Laurea in Scienze del Turismo dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Dopo essersi laureato in teatro e cinema presso la “Federico II” e “La Sapienza” di Roma, ha conseguito il Dottorato di Ricerca all’University of Strathclyde di Glasgow. È stato traduttore per il Tron Theatre di Glagow. Iscritto come giornalista al Chartered Insitute of Journalist (UK), ha pubblicato quattro monografie, un volume in curatela e circa cento tra articoli scientifici, schede di catalogo e voci di dizionario/enciclopedia. È stato inoltre relatore in più di venti convegni internazionali in Italia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Polonia, Romania, Turchia, Irlanda e Repubblica Ceca.

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