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Ermanno Rea: mente critica e consapevole di Napoli
14 settembre, 2016   |  

rea2Napoli perde un altro pezzo della sua mente (critica e consapevole) e della  sua anima, più che del suo ventre. Ermanno Rea, spentosi a Roma all’età di 89 anni, è stato uno scrittore che ha avuto la capacità di indagare la realtà sociale e umana di Napoli, e non solo ovviamente (si pensi al Nord di Il Po si racconta. Uomini donne paesi e città di una Padania sconosciuta, 1990), con un impegno, una forza di rara  efficacia e uno splendido stile tra narrativa e saggistica che tanto ha insegnato. Sembrano parole banali per descrivere Rea. Ripenso quindi all’ultima tesi che ho affidato come relatore a L’Orientale, un’analisi del suo L’ultima lezione. La solitudine di Federico Caffè scomparso e mai più ritrovato in rapporto a La scomparsa di Majorana di Leonardo Sciascia, o a uno degli ultimi convegni internazionali cui ho preso parte, a Cracovia, con un contributo sul “giallo” napoletano in relazione con  Mistero napoletano e l’inchiesta di Rea.

Mi piace descrivere Rea rubando le parole da un libro a me molto caro, Giùnapoli di Silvio Perrella. Perrella, nei sui incontri e nelle sue passeggiate, si sofferma sui ragionamenti di Raffaele La  Capria, secondo cui Napoli pone un interrogativo fondamentale: essere la città dell’identità per antonomasia, come già pensava Pier Paolo Pasolini, o, piuttosto, un luogo in cui si è costretti a recitare un’identità perché non se ne possiede una vera. Così,  si comprende il significato della napoletanità  “una di quelle religioni cui non si crede più, ma che sono ugualmente recitate in mancanza di un altro dio”(così La Capria a Perrella).

Con questa definizione della napoletanità, in Giùnapoli, viene introdotto Ermanno Rea, napoletano trasferitosi al di fuori di Napoli, “napoletano spretato, uno che quella religione vuol farla esplodere”. E ancora: “Pur sapendo che è impossibile, Ermanno vuole scorticare da sé la napoletanità. E lo fa con spirito luterano. A differenza di Raffaele che si abbandona all’onda, Ermanno fa guerra all’andare armonico delle cose, le schiaffeggia, vuole innanzitutto la verità, quella che solo la Storia può sancire”.

Rea è stato napolide, utilizzando il titolo di un volume di Erri De Luca, e napoletano che si è riavvicinato a Napoli. Dopo la Bagnoli de La dismissione e la stazione di Napoli Ferrovia, un’ideale trilogia di chiude con Nostalgia, opera che si muove tra le strade della Sanità.

 

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Armando Rotondi

Autore : Armando Rotondi

È docente di Letteratura Italiana a L'Orientale di Napoli e Full-Time Lecturer in Performance Theory, History and Criticism e in Story-Telling a Barcellona. Precedentemente è stato Adjunct Prof. presso la Nicolaus Copernicus University di Torun (Polonia) e ricercatore in visita a Bucarest e ha insegnato Discipline dello Spettacolo e dei Grandi Eventi al Corso di Laurea in Scienze del Turismo dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Dopo essersi laureato in teatro e cinema presso la “Federico II” e “La Sapienza” di Roma, ha conseguito il Dottorato di Ricerca all’University of Strathclyde di Glasgow. È stato traduttore per il Tron Theatre di Glagow. Iscritto come giornalista al Chartered Insitute of Journalist (UK), ha pubblicato quattro monografie, un volume in curatela e circa cento tra articoli scientifici, schede di catalogo e voci di dizionario/enciclopedia. È stato inoltre relatore in più di venti convegni internazionali in Italia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Polonia, Romania, Turchia, Irlanda e Repubblica Ceca.

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