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Casa di poeta. Dove nascono i versi di Silvestro Sentiero.
2 febbraio, 2012   |  

Varcando la soglia della magione napoletana di Silvestro Sentiero, nel vetusto cuore signorile e barocco della città, all’apparire degli ambienti, sembra si realizzi una sorta di rovesciamento del “mito” positivistico fin de siècle secondo cui è l’ambiente che determina l’uomo: qui è al contrario l’azione dell’uomo, il poeta che lo occupa, a “creare” lo spazio, animandolo con i segni tangibili della propria personalità; ed allora ecco che i fortunati destinatari di un suo invito si possono ritrovare sotto le terga, sedendosi su un divano, un volume di Kafka, oppure, facendo un salto alla toilette, inciampano nelle lettere a Nietzsche di Lou Andreas Salomé, o che, girovagando con lo sguardo ozioso per le stanze, gli ospiti si soffermino su un Roth (Joseph o Philip, non fa differenza) aperto o incrocino la chioma fiammante di Dylan Thomas che occhieggia da una copertina; per non dire di una tela in cui il leonino crine del nostro vortica agitando un cielo pregno di nembi, o dei tanti galleggianti da pesca multicolori penzolanti da mensole e davanzali, segnacoli della cultura del mare di cui il poeta è figlio («Tutto è a regola d’acqua. Dovremmo avere ore umide e mai risentirne» – ha scritto).

Silvestro Sentiero vive in una casa che gli somiglia o che almeno, nel tempo, ha preso ad assomigliargli; e il dato appare in curiosa contraddizione con l’attitudine di un poeta che ha fatto della strada la sua casa, affidando a fogli estemporanei versi originati da richieste timide e incerte, di curiosi anonimi disimparati alla poesia, in performance tenere e surreali: uno sgabello, un leggio, una bici, una teoria di pannocchie. E l’incanto del verso. Delle parole che si addensano sulla carta, afferrate da chissà dove, strappate a chissà quale prigionia. Silvestro, uno dei più genuini interpreti in poesia del surrealismo nostrano, impregnato della sua unica e personalissima naïveté, aveva da qualche tempo “appeso la penna al chiodo” (in strada, ça va sans dire…): ma presto ripartirà in giro per l’Italia, si rifarà apolide del verso, riprenderà le sue nude passeggiate per disseminare semi di melone, per scoprire, magari, il mare nel lavandino.

Seguitelo, seguiamolo! (www.silvestrosentiero.it)

(Salvatore Iorio, EffettoNapoli, 2012, Photo©MichelaIaccarino)

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Salvatore Iorio

Autore : Salvatore Iorio

Nato a Torre Annunziata (Na) il 29 agosto 1979 e laureato in lettere moderne, è redattore di Quaderni di Cinemasud, periodico di cultura cinematografica. Ha pubblicato saggi e articoli anche su Cinemasessanta e Airsc-Notizie. Ha lavorato come aiuto-regia per Ettore Massarese negli spettacoli Cinematografo (2006 – 2007) e Santo Pulcinella, il demonio e les amis du jeu (2007), per Mario Amura nel videoclip Mexico (2005) e per Marcello Amore nel cortometraggio L’estro di Mario (2009). Ha pubblicato un contributo nella monografia collettiva Alberto Grifi: Oltre le regole del cinema (Mephite, 2008). Ha curato la monografia Per Massimo Troisi. Saggi, ricordi, riletture (Mephite, 2010), dedicata al grande comico napoletano, e Cronache futuriste (1932 – 1935) di Emanuele Caracciolo (Mephite, 2012), raccolta degli scritti critici del regista cinematografico perito nella strage nazista delle Fosse Ardeatine.

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