Portale di approfondimento cittadino    |
Prorogata la mostra su Lucio Amelio al MADRE: una recensione
18 marzo, 2015   |  

Andy-Warhol-Amelio_ridotta

La mostra su Lucio Amelio, prorogate al MADRE sino al 6 aprile, è davvero un fiore all’occhiello per Napoli. Senza timore, possiamo affermare che per qualità dell’allestimento e delle opere presentate essa dà ben più che una semplice soddisfazione, ma anzi non ha nulla da invidiare ad altre esposizioni di arte contemporanea, più pubblicizzate forse, che troviamo in giro per l’Italia.

Lucio Amelio dalla Modern Art Agency alla genesi di Terrae Motus (1965-1982). documenti, opere, una storia…, a cura di Andrea Villani in collaborazione con l’Archivio Amelio e realizzata in occasione dei vent’anni dalla scomparsa del grande gallerista napoletano, ripercorre la storia di un protagonista della storia dell’arte contemporanea e delle sue due “creature” (la Modern Art Gallery e poi, dopo il terremoto dell’Irpinia, il progetto Terrae Motus) che, come affermano gli stessi curatori, hanno contribuito a rendere Napoli un grande polo internazionale della produzione artistica degli ultimi decenni.

Il visitatore ammira così le opere e i grandi artisti italiani e stranieri che, in diversi periodi (e quindi con diverse sensibilità artistiche), si sono avvicendati attorno alla figura di Amelio: Mario e Marisa Merz, Kounellis, Pistoletto e tanti altri, solo per fare qualche nome.

Bisogna ammettere che il livello emozionale del visitatore sale esponenzialmente quando si arriva alla genesi di Terrae Motus e ci si trova di fronte alle opere di Joseph Beuys (ad esempio “Terremoto in palazzo”) e Andy Warhol (tra cui il “Fate Presto” da Il Mattino), artisti con cui Lucio Amelio aveva stretto un rapporto strettissimo, o, nella sala, successiva, ai ritratti che Warhol ha dedicato al gallerista e ad altri protagonisti della cultura napoletana.

La mostra su Amelio è di ampio respiro, curata, grande, splendida. Nell’allestimento non vi è solo rigore scientifico, ma anche amore, verso un personaggio fondamentale cui il MADRE è felice di pagare pegno e con il quale, possiamo dire, ha una sorta di debito. Senza Amelio, probabilmente, il rapporto tra Napoli e la grande arte degli ultimi decenni non sarebbe stato così stretto. E forse il MADRE, un museo che non ha nulla da invidiare ad altri musei di arte contemporanea, non avrebbe avuto possibilità di nascere.

[Photo: http://www.madrenapoli.it/]

 

Print Friendly
Armando Rotondi

Autore : Armando Rotondi

È docente di Letteratura Italiana a L'Orientale di Napoli e Full-Time Lecturer in Performance Theory, History and Criticism e in Story-Telling a Barcellona. Precedentemente è stato Adjunct Prof. presso la Nicolaus Copernicus University di Torun (Polonia) e ricercatore in visita a Bucarest e ha insegnato Discipline dello Spettacolo e dei Grandi Eventi al Corso di Laurea in Scienze del Turismo dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Dopo essersi laureato in teatro e cinema presso la “Federico II” e “La Sapienza” di Roma, ha conseguito il Dottorato di Ricerca all’University of Strathclyde di Glasgow. È stato traduttore per il Tron Theatre di Glagow. Iscritto come giornalista al Chartered Insitute of Journalist (UK), ha pubblicato quattro monografie, un volume in curatela e circa cento tra articoli scientifici, schede di catalogo e voci di dizionario/enciclopedia. È stato inoltre relatore in più di venti convegni internazionali in Italia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Polonia, Romania, Turchia, Irlanda e Repubblica Ceca.

Tutti gli Articoli