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Francesco Paolantoni, adesso tocca al Pane
17 novembre, 2014   |  

PaolantoniArrivo un po’ in ritardo al Pan, il museo d’arte moderna napoletano dove l’eclettico Francesco Paolantoni presenta la sua mostra di mosaici intitolata Pane al Pan.  Entro a Palazzo Roccella, lo storico e magnifico edificio di Via dei Mille 60 dove si trova il museo, lo cerco con lo sguardo tra la gente, lo saluto con affetto – mi fa sempre piacere rivederlo, ti trasmette un calore fortissimo anche con una stretta di mano – e mi fiondo subito sulla mostra. L’accoglienza è festosa, l’ambiente appare intimo, anche se c’è un sacco di gente. Si mangiano degli ottimi prodotti della gastronomia tipica, si beve un buon rosso, ma soprattutto si possono ammirare le opere del – devo per forza chiamarlo così – Maestro Paolantoni. Sul manifesto espositivo della mostra c’è scritto: Francesco Paolantoni, artista, attore, comico, disegnatore, pittore, artigiano, modellatore di pane, colorista, ideologo, filantropo, cialtrone, amatore, poeta. E, in effetti, lui è un po’ tutte queste cose. Fino a un po’ di tempo fa non lo seguivo tantissimo, poi, forse per caso, mi ci sono avvicinata, l’ho conosciuto meglio e mi sono letteralmente invaghita di lui e di quello che fa.

I mosaici, oltre quaranta e tutti molto particolari, sono fatti di dadini di pane e si muovono su più livelli: si va dal simbolismo napoletano più classico fino alle figure della cinematografia mondiale e all’arte tutta. Sui muri bianchi si alternano infatti Totò, San Gennaro, la sirena Partenope, Eduardo, Charlie Chaplin, Fellini, Maradona (rappresentato dal numero 10, Diego), John Lennon,  Spiderman, Betty Boop, la Torre Eiffel, il Big ben, il Vesuvio, il mare, la “Cicciuettola” (la Civetta), Luisa (uno dei suoi tormentoni) e poi cuori, tv, forme, e tanto altro, davvero rappresentazioni di tutti i colori e (è il caso di dirlo) di tutti i sapori. C’è perfino l’Urlo di Munch, curiosamente ribattezzato alla napoletana: Mammamàààààà.  La serata è stata, per Paolantoni, bella ma anche fruttuosa: ha, infatti, vinto un premio come miglior attore protagonista del corto di Nello Mascia, Incontro con Eduardo. Un omaggio pure a Giancarlo Siani, con la presenza della gloriosa jeep usata dal coraggioso giornalista, simbolo napoletano per eccellenza della lotta alle mafie.

Mi avvicino un’altra volta a Francesco e gli chiedo come realizza questi mosaici. Mi spiega che prepara degli impasti di mollica di pane e spezie naturali, dalla paprika al curry, per dargli colore e poter giocare sulle sfumature e sulle gradazioni che gli servono, poi li lavora fino a ottenere i dadini che in seguito incolla su tela. Mi dice anche che per ogni opera c’è voluto quasi un chilo di mollica.

La mostra, singolare e raffinata, è cominciata sabato 15 novembre e andrà avanti fino al 30 dello stesso mese.

A questo punto, però, mi resta una sola curiosità: Francè, ma hai usato il pane cafone?

Info: https://www.facebook.com/events/1482896375304358/

[Photo©Vincenzo Severino]

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Claudia Verardi

Autore : Claudia Verardi

Traduttrice e studiosa di Massimo Troisi, è nata a Napoli nel 1969. Si laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne all’Istituto Universitario Orientale di Napoli, con specializzazione in Storia del Cinema e tesi sul teatro di Massimo Troisi, con Mino Argentieri e Valerio Caprara. Dopo oltre quindici anni passati tra Roma e Bologna, è di nuovo a Napoli, dove lavora come traduttrice e interprete freelance. Collabora con siti e blog di cinema e critica letteraria e si rilassa con Italo Calvino, Irvine Welsh e Oscar Wilde. Ha imparato a leggere con i libri di Astrid Lindgren e appena può scappa in Scozia. Ha tradotto, tra gli altri, per Rizzoli, Edicart, Spartaco, Sperling &Kupfer e Gremese, e per le testate Vanity Fair e Playboy Magazine Italia.

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